A quattro anni dalla sentenza di prima grado la corte d’Assise d’appello di Palermo ha parzialmente riformato il verdetto sull’omicidio di Mauro Rostagno. I giudici hanno confermato la condanna all’ergastolo per il boss Vincenzo Virga accusato di essere il mandante dell’assassinio del giornalista e sociologo ucciso nelle campagne di Lenzi, nel Trapanese, il 26 settembre del 1988, ma hanno assolto il secondo imputato, Vito Michele Mazara, considerato dall’accusa l’esecutore materiale. “Le sentenze si rispettano, ma quando vedi che dopo 30 anni si stenta ad ottenere piena verità e giustizia resta l’amaro in bocca”, ha commentato il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia Giulio Francese. “C’è comunque una certezza: a uccidere Mauro Rostagno è stata la mafia perché l’impianto accusatorio è stato confermato, ma ancora non sappiamo chi lo ha assassinato”.

I giudici dunque hanno confermato quanto stabilito in primo grado: e cioè che il giornalista-sociologo venne eliminato perché, anche attraverso gli schermi della tv privata Rtc, aveva alzato il velo sugli interessi di Cosa nostra a Trapani. Regge dunque il movente mafioso come si evince dalla condanna del boss che all’epoca era “rappresentante” provinciale di Cosa nostra trapanese. Mentre evidentemente non sono stati ritenuti sufficienti gli indizi a carico del presunto killer, ex capomafia di Valderice. Contro di lui era stato prodotto il risultato dell’esame del Dna trovato sui resti del fucile usato per il delitto. Ma proprio sulla perizia genetica si sono concentrate le argomentazioni della difesa che hanno chiesto alla corte d’Assise d’appello di riesaminare i tecnici, sostenendo che i reperti estratti non fossero sufficienti ad arrivare a conclusioni certe. Tesi che, con ogni probabilità, è stata condivisa dai giudici.

Con i suoi servizi, secondo l’accusa, Rostagno avrebbe “svelato il volto nuovo della mafia in città”: il passaggio da organizzazione tradizionale a struttura moderna e dinamica, gli intrecci con i poteri occulti, le nuove alleanze, il controllo del grande giro degli appalti. Per anni gli investigatori hanno sottovalutato il contesto mafioso in cui era maturato il delitto e hanno seguito storie private, contrasti interni alla comunità Saman, fondata dal sociologo, e faide tra ex militanti di Lotta Continua, movimento a cui Rostagno apparteneva.

“Rimango stupito per l’assoluzione di Vito Mazzara, aspettiamo il deposito delle motivazioni della sentenza d’appello. Noi confidavamo nella conferma, leggeremo con attenzione le motivazioni per comprendere le ragioni di questa riforma” ha detto all’Adnkronos l’avvocato Carmelo Miceli, legale di parte civile. “Intanto, c’è adesso un doppio giudizio di conformità sulla matrice mafiosa dell’omicidio – dice ancora Miceli che rappresenta Chicca Roveri, la compagna di Rostagno – Comprenderemo le ragioni dell’assoluzione che evidentemente hanno a che fare con la prova scientifica. Capiremo se è stata ritenuta una prova i cui risultati sono inutilizzabili o è una prova che è nata male in partenza. Dovremo attendere – conclude Miceli – quello che è certo è che ci sarà ricorso in Cassazione”.

“Aspettiamo di conoscere le motivazioni della sentenza per capire meglio – ha aggiunto Giulio Francese – Dopo 30 anni non si è ancora riusciti a fare piena luce. Ho abbracciato forte, in aula, anche a nome dei giornalisti siciliani, i familiari di Mauro, la cui sofferenza, dopo così tanto tempo di attesa per avere giustizia, continua. Capisco la loro delusione ma sono certo che continueranno a lottare per arrivare alla verità su questo delitto e l’Odg sarà al loro fianco, nel ricordo di Mauro, il cui coraggio, impegno professionale e passione civile continuano a essere un esempio per i giornalisti”.

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