“Traini, l’attentatore di Macerata, l’avevo visto all’orizzonte dieci mesi fa, quando poi abbiamo cambiato la politica dell’immigrazione”. A pochi giorni dalla tentata strage di Luca Traini nelle Marche e mentre il clima della campagna elettorale si fa sempre più teso, il ministro dell’Interno Pd Marco Minniti è intervenuto collegando, come in questi giorni hanno fatto più volte a destra, l’attentato al problema immigrazione. Ma non solo, ha anche difeso il patto con la Libia, quello che l’Onu a novembre ha definito “disumano”, e che il rappresentante dell’esecutivo invece chiama “patrimonio dell’Italia”. Parole che lui, in un colloquio con gli elettori del collegio di Pesaro (riportato da Repubblica), ha contestualizzato in un’ottica di legalità, ma che hanno scatenato molte polemiche. “Il ministro”, ha detto Filippo Miraglia di Liberi e Uguali, “invece di controllare le sedi di Casapound, Forza Nuova, Lega Nord e gruppi fascisti vari a cui i tanti Traini appartengono, ha deciso di confinare i migranti nei lager libici per toglierli dalla vista dei razzisti di turno. ‘Aiutiamoli a morire a casa loro’“.

Si accoda e sottoscrive in un certo senso il discorso di Minniti lo stesso leader del Carroccio Matteo Salvini: “Minniti dice che aveva visto all’orizzonte Traini dieci mesi fa. Io invece sono dieci anni che l’avevo visto”. Nessuna reazione di disappunto dal Partito democratico, tanto che in serata lo stesso Matteo Renzi a Carta Bianca su Rai3 ha detto di essere contento del lavoro del ministro: “Rivendico tutti gli interventi di salvataggio fatti in questi anni, anche se questo ci avesse fatto perdere qualche punto. Detto questo, il nostro programma è intervenire in Africa e far diventare europea la questione immigrazione. Noi abbiamo fatto delle cose che nessun altro ha mai fatto e sono contento del lavoro di Minniti”. Ma parla dei salvataggi del 2015 e non dell’accordo con la Libia. Quindi Renzi ha detto: “Quello di Macerata è stato un atto di razzismo devastante, da condannare con forza. Non so se l’espressione terrorismo possa essere adattata a questo atto o no”.

Minniti, sempre nel dialogo pubblicato da Repubblica, ha rivendicato gli interventi e le politiche migratorie che hanno portato a una diminuzione degli sbarchi, nonostante i richiami delle associazioni umanitarie. “Noi fermando gli sbarchi, costruendo la legalità e la sicurezza abbiamo fatto capire qual è il confine tra democrazia e populismo, che incatena i cittadini alle paure. E lo abbiamo fatto senza muri, senza filo spinato e senza evocare l’invasione”, ha detto. Ha quindi rivendicato l’accordo con la Libia, quello stesso che l’Onu a novembre scorso ha definito “disumano”: “Si tollerano le torture pur di gestire il fenomeno migratorio ed evitare gli sbarchi”, erano state le parole durissime dell’Alto commissario Onu per i diritti umani Zeid Raad Al Hussein. Ma anche: “La sofferenza dei migranti detenuti nei campi in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità”. E pure: “Siamo scioccati dagli abusi nei campi”. Ai tempi seguì un lunghissimo silenzio dell’esecutivo, che ora invece non ha paura, nella persona di Minniti, a difendere l’intervento. “Un patrimonio dell’Italia di cui dovremmo essere orgogliosi”, ha detto Minniti. “Da sette mesi consecutivi calano gli sbarchi, una cosa impensabile qualche tempo fa. Numeri piccoli significa che il fenomeno si può gestire, numeri grandi e senza controllo mettono a rischio la tenuta democratica del Paese, come dissi prima dell’estate. Oggi 22mila profughi sono stati rimpatriati dalla Libia volontariamente e con un’assistenza economica dall’Onu”. Ciò che distingue Minniti da Salvini è solo, apparentemente, il discorso che riguarda le espulsioni: il ministro, dopo aver rivendicato l’accordo per bloccare le partenze, ha criticato la promessa di Berlusconi di mandare via 600mila stranieri: “E’ la promessa di chi ha fatto la più grande sanatoria di stranieri mai vista in Italia. E’ una strada superata dai fatti, un’idea finita. Chi è arrivato qua, dopo immani sofferenze, non vuole tornare indietro mai più”. Quanto al raid di Macerata, ha aggiunto che “chi sostiene una minima posizione giustificazionista sull’episodio crea una frattura democratica. Il punto cruciale della democrazia è il rispetto della legge”, “è stata una rappresaglia con una matrice nazista e fascista”.

Dal Partito democratico intanto arrivano segnali contrastanti. La manifestazione in programma per sabato 10 febbraio ha visto il ritiro di Anpi e Arci, che hanno rilanciato dicendo che organizzeranno un corteo in un’altra città. Il segretario Matteo Renzi ha detto che la loro posizione è “abbassare i toni” e al massimo ha annunciato che sabato ai banchetti metteranno le bandiere tricolore. “Mi piacerebbe”, ha detto, “che in ogni tavolino del Pd, questo fine settimana, accanto alla bandiera del Pd ci fosse un Tricolore. Perché la bandiera nazionale rappresenta tutti noi e non un potenziale killer neofascista che si copre le spalle con quella bandiera”. Le parole di Minniti in realtà stridono un po’ con quanto detto dal ministro della Giustizia Andrea Orlando in mattinata. Il Guardasigilli ha infatti reagito alle dichiarazioni di Matteo Salvini e dell’ex Cavaliere: “Dare una forma di giustificazione a un comportamento criminale e terroristico è un modo per sdoganarlo e dargli un valore politico. E’ un rischio enorme”. Orlando ha poi parlato del clima: “E’ un clima che cresce da tempo, non c’è abbastanza riprovazione sociale di fronte ad alcuni atteggiamenti. Si è incominciato a discutere sul nesso tra immigrazione e questo atto di Traini, come se potesse trovare una giustificazione: se un nostro concittadino avesse fatto una cosa del genere all’estero, cosa sarebbe stato detto? Dire che siccome Traini ha sparato bisogna mandare a casa 600mila persone è un modo di ragionare che disonora la nostra Costituzione”. Orlando ha quindi detto che dopo la sua visita in ospedale “ci sono state minacce nei miei confronti e della mia famiglia, messaggi minacciosi. Per fortuna sono stato cresciuto dai comandanti partigiani che mi hanno insegnato che i fascisti non vanno tenuti in considerazione, al momento buono sono sempre scappati, non mi fanno paura”.