“Preferirei quasi andare in pensione, però grazie alla Fornero non so tra quanto ci andrò. Tra sette anni, otto…nel frattempo devo vivere. Se mi danno un contratto all’estero ci vado, posso portare la bagna cauda anche in Norvegia”. Sessant’anni, chef, una vita trascorsa dietro i fornelli di tutto il mondo, il signor Paolo è pronto a fare le valigie, ancora una volta. “Avevo un ristorante a Bogotà, sono rientrato a lavorare in Italia ma da sei mesi sono fermo”. E non è l’unico. Anche Susi, quarantotto anni e venti di contratti a progetto nel settore turistico, se verrà selezionata potrebbe lasciare l’Italia con marito e due figli al seguito per tentare la fortuna a Oslo.  Albergatori e imprenditori norvegesi si sono dati appuntamento a Bologna all’evento #DestinationNorway (organizzato dal portale della mobilità professionale Rete Eures di Emilia-Romagna e Veneto) per reclutare italiani da “importare” nel Paese scandinavo: cuochi, pizzaioli, panettieri, camerieri, receptionist da inserire con contratti stagionali nelle strutture alberghiere del Nord Europa, dove è più difficile reperire figure qualificate locali. La paga offerta è più del doppio rispetto a quella italiana, si va dai 17 ai 20 euro l’ora, vitto e alloggio inclusi. All’appello hanno risposto in 260, mentre i candidati ammessi al colloquio sono stati circa 72, di tutte le età. “L’obiettivo principale sarebbe quello di restare in Italia, ma uno ci prova finché è possibile. Quando a 29 anni ti rendi conto che non puoi neanche fare una richiesta di finanziamento per comprarti una macchina usata, è inevitabile farsi due domande su come sarà il futuro”.

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