Bocche cucite da parte di molti parlamentari Pd dell’Emilia Romagna sulla candidatura di un esponente della lista centrista Civica e popolare, che salvo sorprese sarà Pier Ferdinando Casini, in un collegio uninominale di Bologna per le politiche di marzo. Quasi tutti gli esponenti del partito contattati da ilfattoquotidiano.it hanno detto di non voler commentare, né in bene, né in male, la decisione del Pd nazionale che è stata sancita il 16 gennaio in un incontro tra il segretario Matteo Renzi e il numero uno del Pd bolognese, Francesco Critelli. Del resto, il momento è delicato. Le candidature non sono ancora sicure e il nome del leader centrista è molto ingombrante e difficile da far digerire all’elettorato, soprattutto in una roccaforte rossa come Bologna.

di Manolo Lanaro

Giuditta Pini, parlamentare dem vicina al presidente Matteo Orfini e vicesegretaria del Pd regionale difende senza timori la scelta: “In coalizione succede di candidare esponenti di altri partiti – dice chiaro e tondo –, lavoreremo sul territorio per arrivare al miglior risultato possibile, sapendo che le coalizioni comportano stare insieme a persone non del nostro partito. E’ normale. Era già così col Mattarellum, non è certo la prima volta” “Bisogna lavorare per far conoscere alle persone il nostro programma, – sottolinea – in un’ottica di coalizione è normale questa collaborazione tra partiti e nei collegi”. “Noi siamo responsabili come regione nei confronti della coalizione – conclude – ma contestualmente chiediamo di avere una rappresentatività territoriale per il resto delle candidature, come ha già messo in chiaro il segretario di Bologna Francesco Critelli”.

“Le coalizioni sono così – commenta la parlamentare dem Marilena Fabbri che mette sulla bilancia i pro e contro -. Casini da un lato è del nostro territorio, quindi e non è un ‘catapultato’; dall’altro, avendo una storia politica lunga, più di una volta ci siamo scontrati, anche di recente”. “Sulle alleanze e coalizioni – prosegue Fabbri – anche in passato non sono mai state scelte fatte dai territori, capisco la difficoltà del segretario di Bologna, Francesco Critelli, nel dover prendere atto di una decisione o una proposta che viene dal nazionale”. “Io – ammette – venendo dal Pd è chiaro che vorrei candidati tutti del mio partito e avrei preferito una coalizione più a sinistra, anche se in questi anni – concede – molte cose, è vero, le abbiamo votate con Casini, ad esempio le Unioni civili, anche se siamo ancora distanti sulle adozioni. E’ anche favorevole allo Ius Soli”. “E’ chiaro – riconosce la parlamentare dem – che la situazione diventa più difficile nei territori in cui ci siamo presentati con liste opposte, ad esempio nelle competizioni comunali. Va fatto passare il messaggio agli elettori che dovranno votare e riconoscersi, innanzitutto, nel nostro programma politico”.

Una volta chiuso il taccuino, c’è qualche esponente dem che si sbottona su quello che pensa della candidatura di Casini a Bologna. La paura più grande è che il centrista perda la sfida con Pierluigi Bersani o Vasco Errani. Uno dei due, infatti, sarà con ogni probabilità candidato a Bologna per Liberi e Uguali. A quel punto, una parte degli elettori del Pd potrebbe scegliere di non “turarsi il naso” e votare il candidato maggiormente a sinistra. La candidatura di Casini creerà sicuramente delle difficoltà a Bologna e una parte degli elettori si troverà spiazzata nel dover scegliere tra Bersani e il leader centrista. Un timore che aveva espresso, a dicembre, anche l’ex civatiano Sergio Lo Giudice. Che ora invece, intervistato in video da ilfattoquotidiano.it, non ha sconfessato la decisione del partito.

Ma perché questa volta l’alleanza del Pd con i centristi dovrebbe scandalizzare così tanto l’elettorato se già, in passato, il centrosinistra è stato in coalizione con altri partiti? La differenza – spiega un esponente democratico che chiede di restare anonimo – è che adesso c’è un’alternativa vicina a sinistra, Liberi e uguali, che non è in coalizione con il Pd. Prima, inoltre, c’era meno conflitto con le forze più a sinistra e, anche se non si stava in coalizione insieme, ci si rispettava, perciò la divisione era meno netta. Ora lo scontro è più polarizzato. In più – è un’altra delle preoccupazioni – l’elettorato prima votava con più fiducia e nel 2001, quando si è votato per la coalizione con il Mattarellum, c’era un maggiore senso di appartenenza al partito che consentiva operazioni più fantasiose rispetto alla situazione attuale. L’elettorato ora è più mobile e arrabbiato e vuole scegliere volta per volta in base alle persone, come si è visto nelle amministrative. Queste le perplessità dei dem, unite alla paura che gli elettori renziani, che speravano tanto nella rottamazione, potrebbero non gradire il curriculum decennale di Casini.