È arrivato il secondo inverno dopo il terremoto che ha colpito il Centro Italia il 24 agosto 2016, ma solo il 40% delle Soluzioni Abitative di Emergenza sono state recapitate ai sindaci dei cinquanta comuni che ne hanno fatto richiesta, nonostante la consegna fosse inizialmente prevista entro sette mesi dalla data del sisma, ovvero entro lo scorso marzo. Tra chi non ha ancora ricevuto la casetta c’è Elvira, che ha perso l’agibilità della sua casa di Collicelle, frazione di Cittareale (Ri) e da mesi attende le strutture promesse dal dipartimento della Protezione Civile. “Non ho accettato l’albergo perché ne avrei avuto diritto solo io, che sono malata di cuore, mentre mio marito e mio figlio avrebbero dovuto sistemarsi diversamente”. Così, insieme alla sua famiglia, ha chiesto aiuto all’Associazione “La Via del Sale”, che da un anno distribuisce “casette su ruote” provvisorie per i residenti che hanno deciso di non allontanarsi dai loro paesi, rischiando, in un primo momento, di essere denunciati per “abuso edilizio”. Il costo base sostenuto dallo Stato per queste soluzioni provvisorie, stabilito dalla gara di appalto indetta preventivamente da Consip e aggiudicata nel maggio 2016 per tutto il lotto del Centro Italia, è di 1.075 euro per metro quadro. (esclusi i costi di manutenzione e le opere di urbanizzazione). Un prezzo elevato se si considera che, prima del terremoto, il valore medio di un’abitazione in muratura sul territorio di Amatrice era di 1.000 euro per metro quadro, ma giustificato dal Dipartimento di Protezione Civile in base al fatto che i prezzi garantiti fossero stati fissati a monte, senza sapere se il contratto di intervento in caso di calamità naturali sarebbe mai stato attivato, né per quali territori. Per questo, prezzi al metro quadro che possono risultare molto elevati per Amatrice o Accumuli, sarebbero stati ben più bassi se le SAE si fossero dovute costruire in altre zone del Centro Italia come ad esempio Roma, dove il costo al metro quadro per una casa in muratura è decisamente superiore. Accantonando quindi le polemiche sui costi, e sui ritardi, considerata la vastità dell’area colpita dal sisma, a molti residenti resta l’amaro in bocca per la qualità di queste strutture. “In soli due mesi – spiegano tre signore residenti a Sant’Angelo, una delle prime frazioni di Amatrice a ricevere le SAE – abbiamo già riscontrato un sacco di problemi, dalle infiltrazioni d’acqua dal tetto e dal pavimento, alla presenza dei topi, passando per l’arredamento di bassa qualità, le fogne che scaricano male e problemi di pendenza per lo scolo delle acque reflue”. Questi disagi che possono sembrare tutto sommato marginali in un contesto di emergenza come quello del Centro Italia, per chi ha perso tutto rappresentano un’ulteriore beffa, difficilmente digeribile soprattutto se accompagnata dalla paura che, in queste strutture dove nessuno sa esattamente quanto dovrà restare, “alla lentezza nella fase di costruzione segua la latitanza nell’effettuare gli interventi di manutenzione”, come si sfoga ai microfoni de ilfattoquotidiano.it. Giuseppina, che ha perso il marito poche settimane prima del sisma e, per una drammatica incomprensione, si è vista abbattere l’abitazione inagibile, ma ancora intera, senza neanche riuscire prima a recuperare i ricordi di tutta una vita
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