Ospitare i richiedenti asilo nelle case private, in cambio di un contributo economico di massimo 500 euro. Ovviamente a fronte di una regolare gara pubblica. La proposta, per la città di Roma, arriva direttamente dalla Giunta capitolina, ed in particolare da una direttiva agli uffici – la 11/2017 – firmata dall’assessora ai Servizi Sociali, Laura Baldassarre. In questa missiva, datata 27 settembre 2017 con oggetto “servizi di accoglienza migranti”, la delegata della sindaca Virginia Raggi chiedeva ai suoi dirigenti di “avviare una sperimentazione di accoglienza presso famiglie, secondo quanto realizzato in altre città italiane ed europee”. A quanto si è potuto apprendere, il riferimento è alle iniziative già intraprese a Milano e a Firenze e in città più piccole come Trieste per l’alleggerimento del sistema Sprar, un sistema oggi monopolizzato dalle cooperative che gestiscono i centri d’accoglienza in cui trovano alloggio i migranti in attesa dello status di rifugiati politici. La proposta, fanno sapere dall’assessorato capitolino, è ancora allo studio e va inquadrata nell’ottica di ridistribuire meglio la presenza dei richiedenti asilo sul territorio cittadino – oggi sproporzionato verso i quartieri degradati della periferia est – e, soprattutto, migliorare la possibilità d’integrazione dei migranti finora “accalcati” nelle palazzine off-limits gestite dalle cooperative del settore.

COME FUNZIONA A MILANO E FIRENZE – A Milano un’iniziativa simile è stata presa lo scorso anno e porta la firma dell’ex assessore Pierfrancesco Majorino. Il Comune meneghino offre a 20 famiglie la possibilità di ospitare altrettanti rifugiati politici per 6 mesi ottenendo un contributo di 350 euro ciascuna, determinando un risparmio sul fronte Sprar di oltre 80.000 euro sull’ospitalità nei centri d’accoglienza (42.000 euro contro 128.800 per 6 mesi). Ovviamente l’abitazione deve avere dei requisiti di abitabilità da rispettare. A Firenze, invece, il contributo familiare sale a quasi 500 euro (16 euro al giorno) e i posti a disposizione sono ben 450, di cui 250 posti in casa e 200 in appartamenti da affittare. In questo caso, il rimborso alle famiglie viene calcolato scorporando dai 35 euro al giorno i 19 euro che vanno comunque alle cooperative cui sono assegnati i migranti – che continuano a svolgere le attività di integrazione quali corsi di italiano e introduzione al lavoro – e i 2,5 euro del pocket money giornaliero a disposizione del richiedente asilo. La famiglia deve provvedere solo al vitto e all’alloggio. Ci sono anche altre città che hanno adottato iniziative simili. A Trieste, ad esempio, per il progetto “L’ospitalità è di casa”, dal 2015 chi aderisce ha diritto a un rimborso di 400 euro al mese, stessa cifra che viene erogata a Genova. A Torino, i titolari di protezione internazionale che vivono l’esperienza in famiglia attraverso la Caritas sono 140, mentre in 21 sono rientrati nel progetto Vesta di Bologna, da poco tempo diffuso anche a Parma. Un flop invece l’esperienza di Lucca, dove a luglio scorso, dopo oltre un anno, nessuno ha partecipato al bando comunale.

LA PROPOSTA DI MARINO E LE POLEMICHE – Nelle intenzioni di Baldassarre, gli importi da erogare alle famiglie dovrebbero essere fra i 350 e i 500 euro, proprio come a Milano e Firenze. Una cifra ben lontana dai 900 euro ipotizzati da Ignazio Marino nel settembre 2014. L’allora numero uno del Campidoglio avanzò questa idea durante una riunione a Palazzo Chigi, ottenendo dei “perché no?” che alimentarono le forti tensioni che sussistevano nella periferia romana in quei giorni. L’ipotesi del chirurgo Dem era quella di trasferire i 30 euro al giorno assegnati alle cooperative – molte delle quali di lì a poco coinvolte nell’inchiesta sul Mondo di Mezzo – alle famiglie romane. Il primo ad aderire, entusiasta, fu l’allora capogruppo del Pd, Fabrizio Panecaldo, ma poi se ne fece nulla.

I NUMERI DELL’ACCOGLIENZA CAPITOLINA – Da quest’anno, nei centri Sprar della Capitale saranno ospitate ufficialmente 1.990 persone e altri 780 posti verranno assegnati con il prossimo bando. Oltre un terzo, ben 626 migranti, alloggiano nei posti letto organizzati presso gli edifici del Municipio VI, quello di Tor Bella Monaca, Torre Angela e Giardinetti. Al secondo posto il Municipio IV Tiburtina, a cui sono stati assegnati 240 posti letto. L’auspicio dell’assessorato alle Politiche Sociali, qualora dovesse concretizzarsi l’idea, è quella di assegnare alle famiglie romane almeno 1.000 richiedenti asilo, così da ridurre sensibilmente la presenza dei centri d’accoglienza che, dall’opinione pubblica, vengono diffusamente visti come una minaccia all’ordine pubblico e all’integrità sociale.