La Guardia di finanza di Milano ha arrestato 13 persone indagati per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. Il gruppo spostava il denaro con l’hawala, un sistema informale di trasferimento di piccole somme di denaro. Ma sul gruppo si allunga l’ombra del finanziamento ai terroristi. L’indagine è nata dopo un controllo effettuato all’aeroporto di Linate (Milano) del 2015. Un cittadino libico, Salem Bashir Mazan Rajah, venne fermato con 297mila euro in contanti. Nel telefonino, i militari trovarono video inneggianti all’Isis. Sospettato di essere un corriere per il finanziamento al terrorismo islamico, l’uomo si era dileguato. “La pista del finanziamento al terrorismo da cui è nata l’indagine – ha detto il procuratore aggiunto Alberto Nobili, a capo del pool Antiterrorismo – Non ha trovato riscontri precisi, ma non è da escludersi e l’inchiesta va avanti”. I finanzieri hanno effettuato perquisizioni in Lombardia, Piemonte, Lazio e Ungheria. Sequestrati anche beni per un valore di 4 milioni di euro.

I tredici arrestati, sei egiziani, cinque siriani e due marocchini, gestivano call center o altre attività di copertura a Milano, Roma e Bergamo. L’associazione avrebbe movimentato circa 10 milioni di euro in totale con 4 milioni di profitti. La banda era organizzata su in due gruppi, e forniva un “servizio di trasferimento di denaro illecito a carattere transnazionale”. Sulla modalità del trasferimento, il gip nell’ordinanza spiega: “Consegnavano le somme di denaro di provenienza illecita ai broker-hawala presenti sul territorio nazionale ricevendo, nel contempo, un codice da inviare alle controparti estere che avrebbero ritirato i citati fondi dagli omologhi mediatori finanziari presenti nel proprio Stato di residenza”. Le indagini non escludono che la rete internazionale possa essere più ampia di quella ad ora individuata.

Ma la figura chiave, come emerge dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, è quella del libico: “È sicuramente contiguo ad ambienti di integralismo islamico, si è appoggiato all’associazione” con base “a Milano e nel suo hinterland e all’estero”. Il gip ricorda inoltre come il metodo dell’hawala è uno dei principali per raccogliere finanziamenti per il terrorismo: “Le organizzazioni – si legge – raccolgono fondi per compiere i loro attentati in Paesi diversi da quelli scelti come obiettivi dei loro attacchi e spostano i capitali da un Paese all’altro grazie a pratiche come l’hawala”. Rajah al momento non è più in Italia, anche se dagli accertamenti dell’indagine risulta che nel maggio del 2015 ha alloggiato in quattro hotel nel centro di Milano, mentre la sua utenza telefonica era in via Padova.

L’ordinanza del gip spiega la quantità di denaro che il libico era in grado di spostare in tutta Europa: “L’esame delle banche dati tedesche e francesi permetteva di accertare che il soggetto, tra il 2013 e il 2015, aveva introdotto, mediante dichiarazioni doganali, circa 20 milioni di euro in Germania, altrettanti in Francia, 10 milioni in Italia ed un milione in Olanda, per un totale di oltre 50 milioni“. Considerano i contanti mossi trasportati tra Libia, Italia ed Europa, il denaro trasportato da Rajah “ammonta ad oltre 100 milioni di euro”.

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