“Dobbiamo ripartire dal nostro passato: che venga ricostruito, virtualizzato e pure toccato, purché possa essere trasmesso e consegnato agli italiani”. Carolina Megale ha 42 anni, è archeologa e da quasi 8 anni dirige l’associazione culturale Past in Progress. Insieme ad altri professionisti del settore, perlopiù archeologi, si batte per la cura, la valorizzazione e la promozione del patrimonio nel territorio toscano. Con un obiettivo ambizioso: “Costruire il primo parco di archeologia condivisa in Italia”.

Il gruppo di lavoro è formato da decine di studenti, universitari e volontari. Ma anche da professionisti – regolarmente retribuiti e a contratto – tra cui archeologi, topografi, antropologi, restauratori e architetti. Qui, nel sito di Poggio del Molino – a 80 chilometri da Livorno – sorgerà il primo parco di archeologia condivisa in Italia: “Un’area pubblica attrezzata e accessibile a tutti, nata intorno ad un cantiere di scavo archeologico, dove i cittadini potranno trascorrere il loro tempo libero e assistere al lavoro di ricerca, tra i resti di epoca romana, una fortezza militare del II secolo a.C. e una villa marittima del III secolo d.C.”, racconta Carolina.

C’è chi si occuperà della ricerca scientifica e della didattica sul campo, chi gestirà la grafica dello scavo in 3D

C’è chi si occuperà della ricerca scientifica e della didattica sul campo, chi gestirà la grafica dello scavo in 3D e chi lavorerà manualmente con l’escavatrice. Il tutto grazie alla collaborazione del Comune di Piombino e alla straordinaria partecipazione di decine di volontari da tutto il mondo: l’idea degli archeologi italiani, infatti, non è mai stata quella di spostarsi all’estero. Piuttosto di portare l’estero in Italia. Non a caso, grazie all’intesa con numerose università statunitensi (come l’Arizona University e il Whitman College) e l’associazione Earthwatch Institute, ogni anno arrivano qui decine di volontari stranieri per partecipare alle attività sul campo.

“È in corso la messa in sicurezza del viale pubblico di accesso – aggiunge Carolina – Tutto rigorosamente a costo zero per il Comune di Piombino, grazie al supporto di aziende del territorio”. Sì perché l’operazione è aperta a tutti. Anche privati. “Ogni settore, specie quello della cultura, ha bisogno di finanziamenti privati”, spiega Carolina. Facendo, però, una differenza: “Finanziamenti privati non significa proprietà privata o mercificazione della cultura”. Alla base di tutto deve esserci la consapevolezza che il patrimonio culturale non rappresenta un valore in sé, ma il valore che la società civile gli attribuisce. E questo dipende dal coinvolgimento e dalla partecipazione di ogni singolo cittadino. “Il contributo dei privati – continua – rappresenta una conquista, un’evoluzione dello stato di fatto, la presa di coscienza che il patrimonio culturale appartiene a tutti e che tutti dobbiamo intervenire per salvaguardarlo, valorizzarlo e promuoverlo”.

Il contributo dei privati è presa di coscienza che il patrimonio culturale appartiene a tutti 

In otto anni di attività, sono numerose le iniziative messe in campo dagli archeologi di Past in Progress. Come il progetto Archeodig, scavi archeologici di ricerca, il principale dei quali è l’insediamento romano di Poggio del Molino. O le esposizioni temporanee al Museo etrusco di Populonia, “in cui – racconta entusiasta Carolina – sono in mostra i resti dell’eccezionale scoperta dello schiavo sepolto con i ceppi alle caviglie e il giogo al collo, che un anno fa ha fatto il giro del mondo”. Passando per pubblicazioni, divulgazioni e il progetto Panoramix, l’ultimo in ordine di tempo: un cannocchiale panoramico a gettoni situato sulla terrazza della Torre medievale del Castello di Populonia, realizzato con più di 5mila euro raccolti sul web (e che in poco più di 3 mesi ha reso 2mila euro da destinare ai progetti sul territorio).

A 42 anni la battaglia di Carolina è solo all’inizio. Senza dimenticare i soliti problemi con la burocrazia: “E chi non ne ha avuti in Italia? – sorride l’archeologa toscana – Per riuscire a realizzare un’idea valida e legale qui bisogna essere scaltri, caparbi e avere quel tanto di pelo sullo stomaco che ti permetta di ingoiare qualche rospo protocollato”. La passione, però, rimane quella di sempre. Così come la voglia di cambiare un mondo troppo spesso bistrattato. “Percepisco il mio Paese come vittima dello scempio degli italiani, che dovrebbero essere i principali promotori della tutela e della valorizzazione della propria eredità culturale. Abbiamo prove evidenti in Italia che la mano pubblica non è in grado di gestire tutto con la necessaria dignità – conclude – e allora che sia aperto il campo a modelli di gestione alternativi, imprenditoriali, profit e no profit, italiani e stranieri”. Per Carolina difendere il territorio è un istinto naturale che tutti possediamo. “Dobbiamo solo tirarlo fuori”.

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