I genitori non pagano la mensa e i bambini potranno mangiare solo un pasto frugalissimo: una fetta di pane, qualche goccio d’olio, acqua, un frutto. La decisione, come scrive la Nazione, è della sindaca Silvia Chiassai, 39 anni, psicologa, da un anno a capo della giunta di centrodestra di Montevarchi, in provincia di Arezzo. Non solo: i figli dei genitori morosi siederanno in un tavolo a parte rispetto agli altri. Montevarchi, un paesone di circa 24mila abitanti, è uno dei Comuni passato un anno fa dalla sinistra alla destra. Come a Grosseto. E anche qui un mese fa l’amministrazione di centrodestra aveva avvertito i genitori morosi: “O pagate o i vostri figli non possono usufruire della mensa comunale”. Quindi solo fettunta, come in Toscana si chiama la fetta di pane con l’olio. Nessun bambino, spiega la sindaca, resta “senza mangiare o è messo in un angolo perché vengono avvisati i genitori” e dal momento della verifica della morosità “ci sono due mesi di tolleranza”. Da 38 le famiglie “morose” sono diventate 20.

Ma è giusto punire i figli per la morosità dei genitori? Dal centrosinistra rispondono di no, che il provvedimento della sindaca di Montevarchi è vergognosa e per questo quattro parlamentari del Pd, tra i quali David Ermini, responsabile giustizia, e Dario Parrini, segretario regionale del partito, hanno annunciato un’interrogazione al Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli: “Ci sono altre modalità per consentire al Comune di recuperare le somme dovute, evitando una sgradevole separazione tra i piccoli studenti”.

Il caso approda anche al consiglio regionale della Toscana, dove la vicepresidente aretina Lucia De Robertis ha presentato un’interrogazione per protestare contro la decisione della sindaca di Montevarchi definita “discriminatoria”: “La scelta del sindaco Chiassai di mettere a pane e olio i bambini le cui famiglie non sono in regola col pagamento del servizio mensa ha un impatto pedagogico disastroso, perché scarica sugli incolpevoli bambini i comportamenti omissivi dei genitori”.

La sindaca però non torna sui suoi passi e difende il provvedimento preso sostenendo di aver ereditato un anno fa dalla giunta di centrosinistra un “buco” di circa 500mila euro, derivante dalle morosità accumulate per mense e trasporti. E precisa che i morosi non si trovano in cattive condizioni economiche, ma avrebbero solo un atteggiamento da “furbetti” della mensa comunale. In realtà su 1738 alunni quelli non in regola sarebbero soltanto venti. “Ci sono altre modalità previste dalla legge per consentire al Comune di recuperare le somme dovute evitando una sgradevole separazione tra i piccoli studenti – replicano i parlamentari Pd – Ci auguriamo che l’amministrazione ritiri il provvedimento e prenda misure differenti”.

Forse al centrodestra preme dare un segnale di forza e stando alle reazioni su facebook l’intento almeno in parte è stato raggiunto perché alle tante voci sdegnate per l’umiliazione inflitta di ragazzi morosi, se ne aggiungono altre di plauso nei confronti della sindaca e della sua giunta. “L’educazione la devono dare i genitori – si legge tra i tanti commenti su facebook – Questa sarebbe una legge da attuare. Poi i bimbi non sono puniti: o paghi o mangiano con i genitori”.