Sono passati dieci anni dall’ultima volta che un capo di governo italiano ha messo piede in India. Paolo Gentiloni ha colmato questa distanza con una missione politica ed economica a New Dehli. “È una grande opportunità per rilanciare i rapporti di amicizia tra Italia e India, una possibilità di rendere più forti le relazioni tra i nostri Paesi. Abbiamo inoltre interessi comuni nel combattere insieme il terrorismo”, ha spiegato incontrando il primo ministro Narendra Modi. Tra i due Paesi, che hanno un interscambio economico di 7,5 miliardi di euro, è l’ora del disgelo dopo le tensioni sul caso dei due marò e sulle tangenti per gli elicotteri AgustaWestland.

Marò e Finmeccanica: gli scandali del passato
La visita è stata un’occasione preziosa per rilanciare i rapporti non solo diplomatici, ma soprattutto economici fra i due Paesi. Superando di fatto il congelamento nato dal caso giudiziario dei due marò, ora in mano alla Corte di arbitrato de L’Aja. La stessa stampa indiana, contrariamente a quanto avvenuto in passato, ha parlare in modo esplicito di “nuovo inizio”. Anche se, ricorda Nicola Missaglia, ricercatore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi), le premesse per questo epocale riavvicinamento si sono create nel tempo: “Possiamo dire che già dopo l’insediamento dell’attuale primo ministro, Narendra Modi, avvenuto nel 2014, sia iniziato da parte dell’opinione pubblica indiana un atteggiamento più pragmatico sulla vicenda dei due marò. Un segnale della distensione è arrivato già all’inizio di marzo con la visita a Delhi del segretario generale del ministero degli Esteri, Elisabetta Belloni. Poi questa estate, nel corso del G20, un primo incontro tra Modi e Gentiloni preannunciava un nuovo inizio”.

Se il caso dei fucilieri Salvatore Girone e Massimiliano Latorre era stato strumentalizzato in piena campagna elettorale (Sonia Gandhi, di origini italiane, nel 2014 era infatti presidente del partito Congress, avversario elettorale del BJP di Modi) per poi trovare una normalizzazione, resta invece sospeso il secondo punto di attrito tra Italia e India, la vicenda degli elicotteri della controllata di Finmeccanica: “Risale ad un mese fa l’arresto di Carlo Gerosa, personaggio legato alla vicenda della commessa degli elicotteri AgustaWestland. Tuttavia l’impressione è che entrambi i governi cerchino una soluzione e che l’India non abbia interesse a esacerbare i rapporti. Salvo fatti eclatanti, entrambi i governi andranno avanti nella direzione della risoluzione giudiziaria, ma senza che questo possa oggi influire sui rapporti commerciali”.

Gli accordi tra Fs e Indian Railways e la cooperazione energetica
Il nuovo inizio si è tradotto nella firma di sei documenti, a siglare una serie di collaborazioni e partnership, ma anche sancirne in via definitiva altre già avviate. Come il Memorandum del gennaio 2017 tra Fs e Indian Railways, che contiene una serie di impegni riguardanti lo sviluppo dei sistemi di sicurezza del traffico ferroviario, la diagnostica dell’infrastruttura e la formazione del personale indiano in tema sicurezza. “Molto interessante anche il documento sulla cooperazione energetica, perché dobbiamo ricordarci che il governo indiano si sta impegnando molto per una conversione energetica del Paese con forti investimenti in energie alternative, settore nel quale le imprese italiane possono certamente fornire un know-how”, analizza Missaglia. Gli altri protocolli riguardano i 70 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e India, la collaborazione culturale, la cooperazione tra i relativi ministeri degli Esteri e infine la promozione degli investimenti di Ice e Investinidia.

“Leggendo la dichiarazione congiunta tra i due leader troviamo un altro passaggio interessante: l’Italia si è posta, in questo momento storico, come interlocutore e rappresentante europeo. L’India è una federazione immensa, a livello commerciale si può considerare alla pari con l’Unione Europea. Una partnership tra India e Ue è fondamentale” precisa Missaglia. “Inoltre è stato ribadito un approccio multilaterale da entrambe le parti, ovvero l’importanza di preservare un sistema di regole multilaterali all’interno di una governance globale. Se da parte nostra c’è la necessità di un’Europa che si presenti come interlocutore unito, è probabile che per l’India questo passaggio si legga in chiave anticinese”.

Prospettive e opportunità
Guardando al futuro, in prospettiva si è parlato della nascita di un forum italo-indiano sul design, di una collaborazione nel settore agrolimentare, di cooperazione in chiave anti-terrorismo. Ma fondamentale sarà partire dai settori “forti” dei rapporti commerciali tra i due Paesi, per spingersi verso nuove opportunità e incrementare l’interscambio, che nel 2016 si attestava intorno ai 7,5 miliardi di euro. “I settori di riferimento per il nostro export sono la meccanica strumentale, la chimica, la metallurgia, i mezzi di trasporto, mentre importiamo tessili, metalli, prodotti chimici”, elenca Missaglia. Ma la missione di Gentiloni ha aperto nuove strade “Si è parlato ad esempio di smart cities, agro-alimentare e infrastrutture. Ecco, credo che l’Italia debba prestare attenzione soprattutto a queste ultime, perché l’India deve rafforzare le sue infrastrutture e collegare i vari cluster industriali, si tratta di un ostacolo che deve superare se vuoi porsi di fronte alla comunità internazionale come una potenza”. C’è poi da tenere a mente lo scenario regionale, che vede l’India interessata ad aprire nuove rotte commerciali contrastando la sempre più massiccia presenza cinese: “E sappiamo bene che l’Italia è leader per quanto riguarda l’ingegneria marittima: ci sono sicuramente spazi per la cooperazione, anche in questo ambito”.

di Cristina Piotti