L’amore per la maglia della Roma e i richiami al fascismo. La vicinanza con gli ambienti del tifo organizzato giallorosso e il razzismo. Sono queste le due strade seguite dagli inquirenti che stanno vagliando la posizione di Alessio Manzo, 19 anni, arrestato ieri a Roma con l’accusa di omicidio colposo. Insieme ad altri quattro ragazzi, tutti sotto i 19 anni e tra cui uno minorenne, il giovane è stato fermato per il pestaggio di due stranieri avvenuta nella notte tra sabato e domenica nella capitale, in pieno centro. La Procura di Roma ha chiesto la convalida del fermo del 19enne, con contestuale emissione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

La polizia ha perquisito la sua abitazione e vi ha trovato materiali e simboli di estrema destra. Sul suo profilo Facebook, oltre all’esibizione del suo attaccamento alla maglia giallorossa, una foto di Adolf Hitler e Benito Mussolini che si stringono la mano, poi rimossa. Originario di Acilia e studente di un istituto alberghiero dell’Ardeatino, il diciannovenne era noto alle forze dell’ordine per un precedente per droga. Ora si trova a Regina Coeli: all’accusa di omicidio colposo si aggiunge l’aggravante dell’odio razziale. Ipotizzata anche a carico degli altri quattro ragazzi identificati domenica e denunciati a piede libero per lesioni e percosse. Frequentano anche loro lo stesso istituto di Manzo e anche loro tifano Roma, ma a differenza del 19enne sono incensurati.

I cinque giovani sono accusati di aver prima insultato con offese razziste – “sporco negro” – e poi picchiato i due cittadini stranieri, un bengalese e un egiziano impiegati come camerieri nello stesso ristorante. In particolare il branco si è scagliato contro il primo, un 27enne regolarmente residente in Italia. Secondo l’accusa, ad accanirsi su di lui è stato Manzo, che ha continuato a colpirlo con calci alla testa quando questi era già a terra. Il fatto è successo intorno alle tre di notte in piazza Cairoli. La polizia è intervenuta per soccorrere l’uomo sanguinante, che ha riportato ferite guaribili in 30 giorni, mentre il collega egiziano ha riferito dell’aggressione.

Intervistato dal Corriere della Sera, il 27enne aggredito ha detto di essere stato salvato dalle ragazze del gruppo. “Si sono messe in mezzo, tiravano via quelli che mi picchiavano – ha raccontato il bengalese – credo che senza di loro sarebbe andata molto peggio”. Il giovane ha detto che aveva finito di lavorare da poco nel ristorante di Campo de’ Fiori dove è impiegato e che si era incamminato come sempre insieme al collega verso la fermata dell’autobus per tornare a casa. Poi, l’aggressione. “Ho sentito uno che ci diceva ‘negri di m…, immigrati dovete sparire, andate via’ – continua il 27enne nell’intervista –  erano in 12 o 13, mi arrivavano colpi dappertutto, solo uno ha cercato di proteggermi”.

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