Il candidato governatore che prenderà anche i suoi voti se ne lava le mani. Gli avversari, ovviamente, lo attaccano. Il leader di Forza Italia, invece, ha già trovato il capro espiatorio perfetto. Chi? Ma ovviamente la magistratura. L’arresto di Antonello Rizza, il sindaco di Priolo finito ai domiciliari stamattina con le accuse di truffa, tentata truffa e turbativa d’asta, è immediatamente diventato un caso politico. Non poteva essere altrimenti visto che il primo cittadino del comune in provincia di Siracusa è tra i candidati di Forza Italia all’Assemblea regionale siciliana in sostegno di Nello Musumeci. Solo uno dei tanti aspiranti consiglieri regionali segnalati dal fattoquotidiano.it in un’interminabile lista di “impresentabili” sui quali si è concentrata recentemente la commissione Antimafia. Rizza non ha nessuna condanna definitiva, ma è imputato in quattro procedimenti penali con accuse che vanno dalla corruzione, alla concussione, dall’associazione a delinquere alla truffa, dall’abuso d’ufficio alla tentata estorsione: in totale 22 capi di imputazione. Ai quali si aggiungono quelli dell’inchiesta di oggi.

Micciché: “Arresto Rizza? Colpa dei pm” – Il risultato del monitoraggio dell’Antimafia arriverà solo dopo il voto, ma quella di oggi rappresenta comunque una bella tegola per il centrodestra e per Musumeci: uno dei candidati di punta al consiglio regionale continuerà a fare campagna elettorale dai domiciliari. Gianfranco Micciché, però, ha già trovato i colpevoli: forse i suoi collaboratori che non hanno escluso il nome di Rizza dalle liste? Ma neanche per idea. Il leader forzista, infatti, non trova di meglio che prendersela con i magistrati.  “Quando abbiamo depositato le liste di Forza Italia mi sono assunto la responsabilità dei nomi scelti. Mi piacerebbe che anche la magistratura, ogni tanto, si assumesse la responsabilità delle proprie scelte e, soprattutto, delle proprie azioni”, dice il viceré di Silvio Berlusconi sull’isola. Nessun mea culpa, dunque, per aver candidato un plurindagato:  tutt’altro. “È proprio la magistratura a perdere credibilità quando interviene in piena campagna elettorale con un arresto o con indagini a carico di un candidato” continua Micciché. Che poi tira in ballo senza motivo “la vicenda di Sandra Lonardo e Clemente Mastella, solo l’ultimo di una lunga fila di esempi di giustizia ad orologeria. Ho massimo rispetto per la magistratura e per il suo ruolo ma occorre che la magistratura nutra altrettanto rispetto per i tempi della democrazia. Se un magistrato ha le carte per dimostrare la colpevolezza di qualche politico, non aspetti di sapere con quale simbolo o schieramento costui correrà”. Insomma Micciché invoca uno scudo totale per qualsiasi indagato o imputato che decida di impegnarsi in politica: durante la campagna elettorale, secondo lui, i magistrati dovrebbero chiudere gli occhi e le orecchie.

“Consolidato sistema di illegalità” – Per il proconsole di Berlusconi, quindi, andava oscurato quello che il gip  Giuseppe Tripi definisce un “consolidato sistema di illegalità diffuso all’interno e all’esterno dell’amministrazione comunale priolese” finalizzato al “condizionamento e alla prevaricazione per il perseguimento illecito di finalità di tipo personale e clientelare”. Secondo l’accusa al comune di Priolo c’era una gestione illecita degli appalti. Le indagini, coordinate dal dirigente del commissariato Fabio D’Amore, sono scattate nella seconda metà del 2016, e riguardano tre episodi di “turbata libertà degli incanti e turbamento del procedimento di scelta del contraente in relazione alla segnalazione di persone vicine al sindaco” per l’affidamento di appalti del comune. Episodi di truffa ai danni del vomune commessi, secondo l’accusa, in concorso tra sindaco, indagato anche per tentata concussione, un funzionario comunale e un imprenditore, per l’acquisto di beni tramite la Consip con codici alterati per consentire all’imprenditore la vendita dei beni ad un prezzo maggiorato. Ed ancora un episodio di frode nelle pubbliche forniture dell’imprenditore, ed un episodio di tentata concussione, per l’assegnazione di un appalto ad un imprenditore.

Musumeci se ne lava le mani – E se Micciché attacca la magistratura, i concorrenti attaccano Musumeci.”Che farà adesso Musumeci con il suo candidato Antonello Rizza, chiederà agli elettori di non votarlo? Adesso non ne ha più bisogno. Forse, per come sono composte le sue liste, Musumeci dovrebbe dire piuttosto: mi ritiro, non votatemi più”, dice Claudio Fava, candidato governatore di Mdp e di Sinistra Italiana. “La presentazione delle liste di Musumeci ha dato avvio a un conto alla rovescia: ogni giorno un candidato di Musumeci si sveglia e sa che potrebbe essere condannato o arrestato”, attacca invece Giancarlo Cancelleri, aspirante presidente del Movimento 5 Stelle. Il diretto interessato, invece, se ne lava le mani. “Il sindaco di Priolo era venuto da noi tre volte per essere candidato nella lista di Diventerà Bellissima e abbiamo detto di no perché chi ha problemi con la giustizia prima deve pensare a risolverli e poi torni a fare politica”, dice Musumeci, che evidentemente non è riuscito ad mettere il veto su alcun candidato incluso nelle liste in suo sostegno.

L’inchiesta – Ordinando gli arresti domiciliari per Rizza, il giudice ha anche disposto l’obbligo di presentazione giornaliera alla polizia giudiziaria per Salvatore Cirnigliaro, dirigente del settore sport e spettacolo del comune di Priolo , per il reato di turbata libertà degli incanti. E poi per Francesco Artale, imprenditore ed amministratore della Indie Sound Music, per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture, per Flora La Iacona, dirigente del settore Pubblica Istruzione del comune di Priolo, che all’epoca dei fatti era dirigente del settore Politiche Sociali per il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e truffa aggravata. Per Artale e Sebastiano Carpinteri, uno dei 14 indagati nell’inchiesta, disposta la misura cautelare del sequestro preventivo, rispettivamente per 15 mila 461euro in relazione alle condotte di truffa e frode e per 86 mila 278 euro per truffa ai danni del Comune in relazione alla gestione della piscina comunale.