Gli italiani sono poco attenti alla rivoluzione sociale & tecnica dell’auto o semplicemente più onesti nel raccontare le proprie intenzioni future? Probabilmente la risposta buona è la seconda. Nel recentissimo rapporto “Automotive Disruption Radar” realizzato dalla società di consulenza Roland Berger raccogliendo le opinioni di 11 mila consumatori in undici Paesi, il pubblico tricolore emerge infatti come il meno affascinato dall’auto elettrica e dalla guida autonoma. La maglia nera dell’Italia in questa graduatoria, spiega Andrea Marinoni, senior partner di Roland Berger, è dovuta anche all’arretratezza delle norme e delle infrastrutture.

L’acceleratore a fondo scala della voglia di innovazione lo premono a Oriente. Ci credono i governi, che hanno deciso che le emissioni zero e la guida senza pilota debbano essere una priorità. In Cina, Corea del Sud e Singapore le industrie stanno investendo a badilate, gli Stati hanno già messo a punto leggi assai pro-elettrico e pro-autoguida e il pubblico pare davvero pronto a cavalcare l’onda.

Secondo lo studio di Roland Berger, per esempio, il 45% del campione a livello mondiale ha manifestato interesse per il veicolo autonomo. In Asia la percentuale è molto maggiore, da noi decisamente più bassa. La Cina è il primo mercato mondiale, si avvia ai 30 milioni di immatricolazioni annue e sul fronte dell’innovazione elettro-autonoma è lei che detta i tempi, più che la Silicon Valley. E anche se in California la Tesla è uno status symbol e le vetture a emissioni zero vanno alla grande da parecchio e neppure gli attori si vergognano a girare in Prius, gli americani sono i meno interessati all’auto elettrica: solo il 15 per cento s’è infatti definito pronto per le e-car. In Europa si arriva al 30% mentre nell’arrembante Asia gli elettro-entusiasti sono più della metà dei potenziali acquirenti di una macchina.

A livello planetario, il 35% degli interpellati immagina che la prossima auto che comprerà sarà elettrica. Già, “immagina”. Fosse vero, in pochi anni si venderebbero 30/35 milioni di vetture a emissioni zero al mondo: alquanto improbabile. E’ vero invece che quando vengono intervistati gli automobilisti ci tengono a far bella figura, ad apparire più verdi e tecnologici di quanto siano. Chissà come si dice, in cinese, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Auto diesel, quelle a benzina le superano nelle vendite. I costruttori non ci stanno: “Così aumentano le emissioni di CO2”

next
Articolo Successivo

Nissan Leaf atto II, più che un’auto un progetto di mobilità a emissioni zero – FOTO

next