Come si fa a uscire dalla crisi economica? Si può tenere duro, in attesa di tempi migliori. Oppure si prova a rovesciare il tavolo, per ritagliarsi un’esistenza nuova. Così ha fatto Silvia Bambagini Oliva, un passato da montatrice per il cinema e la tv, un presente da imprenditrice di uova biologiche con l’azienda “Silvia O.” e un futuro legato a doppio filo alla campagna abruzzese: “Dal 2008-2009 la crisi ha investito anche il mio settore e le richieste di lavoro si sono fatte più sporadiche – racconta -, nel frattempo mia madre era andata in pensione dall’insegnamento e aveva deciso di ristabilirsi in Abruzzo, a Massa D’Albe, dove era nata e cresciuta e dove io ho trascorso tutte le estati della mia infanzia”. Una combinazione di eventi che si è rivelata propizia: “Sia io che lei avevamo una gran voglia di rimetterci in gioco, così un giorno le ho chiesto: ‘Cosa ti andrebbe di fare?’ – ricorda – e lei mi ha risposto che le sarebbe piaciuto dedicarsi alla produzione di uova biologiche”. Silvia ha intuito subito il potenziale di quell’idea: “Era il periodo in cui cominciavano a uscire notizie sugli allevamenti intensivi e sul più basso consumo di carne – sottolinea -, così ho pensato che quella delle uova biologiche potesse essere una strada interessante e anche un modo per mettere a frutto i terreni di mia nonna”.

Sia io che mia mamma avevamo una gran voglia di rimetterci in gioco, così un giorno le ho chiesto: ‘Cosa ti andrebbe di fare?’ 

Nel marzo 2011 hanno presentato il progetto per ottenere dei fondi europei, ma il cammino sembrava tutto in salita: “Hanno impiegato quasi tre anni per approvarlo e per darci la prima tranche di soldi – spiega -, se non avessimo avuto dei risparmi da parte ora saremmo ancora alla fase embrionale”. Invece madre e figlia hanno avuto la determinazione necessaria a trasformare gli ostacoli in opportunità: “Dal 2015 abbiamo avviato il nostro allevamento di galline, in cui operiamo in un’ottica di riconversione ambientale e alimentare”. Per trasformarle in esemplari biologici servono almeno otto settimane: “Arrivano da allevamenti più o meno intensivi e sono abituate a stare chiuse in gabbia tutto il giorno a una temperatura costante – spiega -, noi, passo dopo passo, cerchiamo di farle abituare alla vita in aperta campagna e intanto ci occupiamo della loro salute e della loro alimentazione”.

Banditi antibiotici e altre soluzioni artificiali: “Le loro cure e la loro alimentazione sono naturali al 100% – sottolinea -, ce ne occupiamo noi personalmente”. Ed è proprio muovendosi in questa direzione che Silvia è riuscita a fare un’interessante scoperta: “Quando ho saputo che i semi di canapa erano consigliati dai medici per abbassare i livelli di colesterolo nelle persone, ho pensato che lo stesso principio potesse valere anche per le galline”. Così ha avviato una sperimentazione con l’Istituto Zooprofilattico dell’Università di Teramo e i risultati le hanno dato ragione: “Per sei mesi abbiamo analizzato le uova di tre gruppi di galline, le prime alimentate normalmente, le seconde con l’aggiunta dei semi di lino e le terze con i semi di canapa – spiega – ed è venuto fuori che le uova di queste ultime erano molto più ricche di Omega3 e Omega6”.

Per ottenere la prima tranche dei fondi europei abbiamo aspettato quasi tre anni. Se non avessimo avuto risparmi saremmo ancora nella fase embrionale

Un valore aggiunto per i consumatori, che sta spingendo Silvia a intraprendere nuove strade: “Mi sono appassionata tantissimo alla materia e ho già messo in cantiere nuove sperimentazioni e collaborazioni”, spiega. Di nostalgia per il passato ne è rimasta ben poca: “A volte mi manca la parte creativa del mio vecchio lavoro, – ammette -, ma quando ripenso alle lunghe giornate trascorse davanti al computer mi rendo conto che la libertà che ho guadagnato è inestimabile”.

Anche se le difficoltà non mancano e non mancheranno: “Ogni giorno ci imbattiamo in qualche nuovo problema amministrativo e i tempi per trovare una soluzione sono sempre infiniti – sottolinea -, purtroppo ci scontriamo sempre con l’incompetenza e l’inadeguatezza degli uffici pubblici”. Ma questo tandem di donne ha imparato a non mollare: “Lavorare in famiglia ti dà sicurezza e rende il lavoro meno faticoso – conclude – e poi quando non c’è competizione si punta dritto all’obiettivo finale”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Noemi Durini, se la giustizia ha smesso di parlare alla società

next
Articolo Successivo

Fiori ai repubblichini? A quei morti possiamo fare omaggio, ma solo in privato

next