Neppure un investigatore privato, in caccia di prove del tradimento di un coniuge o dello spionaggio industriale di un dipendente infedele, sarebbe riuscito a scattare una serie di foto così ghiotte. Nel bel mezzo di una campagna elettorale alquanto soporifera in riva all’Adige qualcuno è riuscito a ritrarre nientedimeno che il sindaco uscente Flavio Tosi in compagnia di Vito Giacino, che nella sua giunta fu assessore e vicesindaco fino al giorno in cui, tre anni fa, era finito in galera per una storia di soldi ricevuti da un imprenditore. Per questo è stato condannato in primo grado e in appello (attende ora la Cassazione). Non è una foto da incorniciare, anche se Tosi non è candidato visto che ha già ricoperto due mandati e non è più eleggibile.

Al suo posto, per Fare! e un’altra nutrita pattuglia di liste, corre la senatrice Patrizia Bisinella, che di Tosi è anche compagna. Ma pure lei è stata pizzicata da un anonimo paparazzo. E gli scatti sono finiti su Facebook battezzato “Cose divertenti della campagna elettorale veronese”. Ma i due interessati non si sono divertiti. Anzi, Tosi ha convocato una conferenza, assieme ad Alberto Giorgetti, deputato di Forza Italia. Per denunciare: “Hanno pedinato un sindaco e una senatrice. E’ un atto illegale gravissimo”. Bisinella: “Se avessi voluto nascondere qualcosa, avrei cercato un altro posto. Io mi trovavo già lì, al bar sotto la sede. Se qualcuno viene e mi parla, io lo saluto. Giacino non ci sta facendo campagna elettorale”. E ha indicato i mandanti: “Quel sito è facilmente riconducibile ad ambienti vicini a Federico Sboarina”. Ovvero al candidato di Lega Nord-Liga Veneta, Forza Italia e Fratelli d’Italia, oltre ad altre liste più o meno civiche.

Il caso non poteva non attirare l’attenzione perchè nella corsa alla poltrona di Piazza Bra è proprio la coppia ex leghista a costituire la variabile più interessante. Nel senso che il risultato può dirla lunga sulla tenuta di Tosi che cinque anni fa fece man bassa di voti, ma era ancora il segretario della Lega in Veneto. Poi venne buttato fuori dal Carroccio e si consolò con un discreto successo personale alle elezioni regionali del 2015, ma che non scalfirono il totem-Zaia, rieletto al primo turno. E’ la conferma che chi esce dalla Lega non ha mai fortuna. Però Verona è il suo feudo, anche se per trovare un candidato-successore ha giocato in casa, puntando sulla propria compagna, che viene da Castelfranco Veneto. Matteo Salvini a suo tempo ha commentato: “Già chi candida i figli non fa una cosa intelligente. La moglie e la fidanzata… Non ci sono dinastie, qui non siamo in una monarchia”. Inoltre, Bisinella non è una veronese. E la critica ha un suo appeal, conoscendo il senso di appartenenza dei veronesi, che si sentono una razza un po’ speciale, a metà strada tra i veneti e i lombardi.

La dimostrazione è nei manifesti elettorali dell’avvocato Sboarina, spuntato fuori dal cilindro del centrodestra quando il candidato certo sembrava Paolo Tosato, senatore della Lega che già rilasciava interviste come fosse lui il predestinato. Lo avevano perfino presentato ufficialmente. Poi Salvini e Berlusconi avevano trovato un’altra via. Il Cavaliere preoccupatissimo che la Lega cannibalizzasse il centrodestra, come ha fatto con Massimo Bitonci a Padova. Via Tosato, il testimone è passato a Sboarina, un ragazzone che – non a caso – punta sullo slogan: “Sono uno di voi, veronese al 100%”. Oppure: “Con Verona nel sangue”. E siccome strizzare l’occhio alla curva porta voti: “Sono come l’Hellas di Bagnoli, che vinse lo scudetto”.

A sinistra, niente di nuovo. Candidati divisi. La novità è che il Pd ha candidato una donna, Orietta Salemi, consigliere regionale, insegnante di latino e greco. Che, per sottolineare la provenienza trevigiana di Bisinella, ha scelto il logo: “Con gli occhi di Verona”. Ma c’è anche Michele Bertucco, nel 2012 candidato del Pd sconfitto da Tosi e fino a pochi mesi fa capogruppo in consiglio comunale. Il “no” al referendum renziano lo ha fatto finire in fuorigioco. E così si è candidato a sinistra del pd, con il rischio che il drenaggio di voti tolga alla Salemi il ballottaggio.

Il secondo turno, nell’incertezza di una corsa che non vede l’ammazza-elezioni, sarà un bel mercato delle vacche. Chi vuole andare comunque avanti da solo è Alessandro Gennari, del Movimento Cinquestelle, un trentatreenne che viene dal mondo del rugby, ama la musica e il teatro. “Alleanze non ne faremo. E Tosi la smetta di darci l’etichetta di chi non conosce la macchina amministrativa. Le persone preparatissime che lui ha messo ai vertici di Verona hanno portato sull’orlo del fallimento la Fondazione Arena».

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