Due settimane di occupazione, un flash mob, e la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Lavoratori precari (e non) dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale sono sul piede di guerra: chiedono l’immediata sospensione di 93 licenziamenti annunciati dall’istituto e l’apertura di un tavolo che programmi la stabilizzazione dei precari e il riordino dell’ente come Ente di Ricerca del Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale. “La politica è latente sull’ambiente. E ci sembra di notare un tentativo di depotenziamento degli enti pubblici come il nostro in favore di quelli privati”. Il riferimento è ai 400 milioni di euro “fermi e non utilizzati da parte dell’IIT, l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova caro all’ex premier Matteo Renzi“. “Apprendere che alcuni ministri stanno concertando come spendere questo ‘tesoretto’ senza verificare le reali esigenze degli enti di ricerca e delle università disperdendoli in ennesimi progetti discontinui e magari regalati alla speculazione non può che rafforzare le nostre convinzioni”, spiega il sindacalista Usb Ispra Nicola Lugeri. I soldi “ci sono”, dicono. Eppure i precari Ispra vedono i loro contratti scadere e raccontano delle loro vite “appese”. “Lavoro qui da 13 anni. Adesso i rinnovi sono di sei mesi in sei mesi”, spiega Maria Luisa. “Personalmente ho rinunciato al fare famiglia e avere figli”. “Per me invece l’unica certezza è che a luglio mi sposo. La precarietà è un dato di fatto”, dice Andrea. “Non dovrebbe essere a queste condizioni, ovviamente”

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