Per anni hanno lavorato per la Biblioteca nazionale centrale di Roma, “pagati” soltanto con i rimborsi degli scontrini, senza contratto e senza tutele. Eppure, raccontano, “inseriti nei turni, spesso lavorando anche da soli”. Ora, dopo oltre un anno di proteste e denunce, 22 di loro sono stati “cacciati” – come hanno denunciato – con un semplice sms. Un messaggio che li ha informati della fine della convenzione che il Mibact aveva stipulato con l’associazione Avaca, della quale facevano parte, e che forniva al Mibact stesso “manodopera” volontaria. “Da domani mattina non potrete più prestare la vostra attività di volontariato e firmare i fogli firma”, si spiegava nel messaggio. “Una ritorsione sulla nostra pelle”, hanno denunciato gli “scontrinisti”, per anni costretti a racimolare ricevute pur di ottenere un rimborso massimo di 400 euro. “Tutto secondo quanto previsto dalla legge, noi non abbiamo mai avuto rapporti diretti con loro, ma soltanto con l’associazione alla quale riconoscevamo il rimborso” si è difeso Andrea De Pasquale, direttore della Biblioteca. Ma gli “scontrinisti” non sono della stessa opinione: “Ma come faceva a essere tutto normale? Spesso in una sala eravamo soltanto noi,”finti volontari”. Non è un caso che da tempo chiedano un incontro con il ministro dei Beni culturali, Dario Francheschini. L’occasione giusta doveva essere l’intitolazione a Tullio De Mauro della Sala linguistica. Ma il titolare del dicastero non si è presentato all’iniziativa, seppur previsto nel programma. “Ci dica modi e tempi, noi ci siamo, ma non vogliamo essere ignorati“. Ma, al momento, gli “scontrinisti” hanno soltanto “strappato” una promessa di un incontro.

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