Ferite d’arma da fuoco, torture e maltrattamenti. Per la prima volta sui corpi di migranti sbarcati sulle coste italiane si cominciano a vedere “i segni delle guerre“. Lo racconta Michele Trainiti, responsabile del soccorso e della ricerca in mare di Medici senza frontiere, dopo l’arrivo a Reggio Calabria della nave “Vos Prudence“: a bordo c’erano 649 profughi. Moltissimi sono subsahariani, ma anche di origine asiatica, dal Pakistan e dal Bangladesh. Quasi in contemporanea, sul litorale di Melito Porto Salvo, sono sbarcati 89 migranti, molti dei quali di origine siriana. Sul posto sono intervenuti i carabinieri mentre da Reggio la prefettura, che aveva allestito il punto di fotosegnalamento e identificazione sulla banchina del porto, ha inviato due pullman per prelevare anche il secondo gruppo di migranti. Ad accogliere i profughi anche il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà, il procuratore generale Luciano Gerardis, l’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini. Alcuni migranti feriti sono stati affidati alle cure dei sanitari, così come una donna incinta.

“Sono migranti che abbiamo salvato due giorni fa, a Nord delle coste della Libia. Molti di loro presentavano segni di tortura e delle sofferenze subite in Libia o durante il tragitto. Per la prima volta cominciamo a vedere anche i segni delle guerre: feriti da arma da fuoco e segni di maltrattamenti e torture”, racconta Trainiti.   “Le attività di salvataggio – ha detto il rappresentante di Medici senza Frontiere  – sono state questa volta molto difficili perché si è operato in più salvataggi. Con un’altra nave abbiamo sbarcato ieri a Pozzallo 550 persone. In un solo giorno, con i nostri 649, superiamo le mille unità ed altrettanto ha fatto la Guardia costiera. Una cosa è certa: gli sbarchi continuano. La gente continua a fuggire dalla guerra e dalla fame. Sono molti subsahariani. Abbiamo molti nigeriani, ma vediamo anche un flusso crescente dall’Asia, che per noi è anche l’indicatore del fatto che essendo chiusa la frontiera turca, comunque si cerca sempre una via alternativa per cercare una vita migliore”.

Un gommone si è sgonfiato al largo della Libia,sono stati recuperati nel corso di

E per i profughi arrivati feriti ma vivi sulle coste calabresi, ce ne sono almeno venti annegati nel Mediterraneo, al largo delle coste della Libia, mentre cercavano di raggiungere l’Europa. A renderlo noto è Darrin Zammit Lupi, fotografo dell’agenzia Reuters imbarcato sulla nave di salvataggio Phoenix con l’equipaggio della Moas, una organizzazione non governativa con sede a Malta. Zammit Lupi ha riferito di aver visto i corpi durante l’operazione di soccorso a una imbarcazione. In mattinata, la stessa Moas ha diffuso un comunicato segnalando di aver recuperato e assistito nel giro di 24 ore – a partire dalla mattina di sabato – oltre 1.500 persone a bordo di 9 natanti, compresi 7 gommoni e due barche di legno. “Donne, bambini e casi medici hanno avuto la precedenza, con 453 persone che sono state portate in sicurezza a bordo della Phoenix – comunica l’Ong – Quando è stata raggiunta la massima capacità, giubbotti di salvataggio, disposizioni di base e supervisione sono stati forniti nelle ore successive alle oltre mille persone che sono rimaste bloccate sulle carrette del mare”. Sempre nel Canale di Sicilia – al largo della Libia – sono stati recuperati sette cadaveri, compreso quello di un bimbo di 8 anni: erano a bordo di un gommone che si è sgonfiato.

Le buone condizioni meteorologiche e il mare piatto, intanto, stanno favorendo le partenze delle imbarcazioni dalle coste libiche. Ieri il Comando delle Capitanerie di porto ha coordinato 33 operazioni di soccorso nei confronti di imbarcazioni in difficoltà nel Canale di Sicilia: circa 4.500 le persone salvate.

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