Il vero protagonista della notte post referendum costituzionale non è stato Matteo Renzi con le sue dimissioni, ma il Cnel. Questo almeno è quanto successo sul web. Sono bastati i primi exit poll sull’esito del voto per intasare i social network di analisi, commenti e soprattutto di ironia. Ha vinto il No e quindi il Cnel continua a vivere: in rete la gente si è immaginata brindisi, trenini e grande festa tra i dipendenti del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Le battute non hanno risparmiato anche Matteo Renzi e uno dei fan del Sì, Roberto Benigni. Poi non è mancata l’ironia sulle altre vere protagoniste del referendum, le matite cancellabili, oltre a chi già ipotizza il nome del prossimo primo ministro: Trapattoni o Obama?

Enrico Mentana si conferma re dei social nelle notti “politiche”: l’hashtag #maratonamentana è stato a lungo il più utilizzato in Italia, prima di #referendumcostituzionale. La mattina del 5 dicembre le tendenze premiano l’esultanza dei sostenitori del No, con #ciaoneMatteo e #HaVintoLaDemocrazia.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Referendum, la lunga notte del Pd tra no comment e sguardi bassi

next
Articolo Successivo

Referendum, la strategia della paura non ha funzionato

next