Grandi manovre della flotta russa davanti alle coste siriane. Una fonte vicina al ministero della Difesa, citato da Gazeta.ru, ha rivelato che il gruppo navale guidato dalla portaerei russa ‘Admiral Kuznetzov‘ e dall’incrociatore ‘Pietro il Grande‘ si sta preparando a colpire entro le prossime 24 ore i miliziani dell’opposizione dislocati nella provincia di Aleppo. Mentre in giornata caccia partiti dalla portaerei hanno sorvolato i cieli sopra Tartous, città siriana dove la Russia ha una base navale che si affaccia sul Mediterraneo. A riferirlo, è la testata online del governo di Mosca, Rossiskaia Gazeta, che cita il sito Defence.ru.

Sul terreno, ad Aleppo l’esercito regolare siriano, sostenuto da jihadisti sciiti, iraniani e libanesi, ha ripreso il controllo totale dell’area ‘Progetto 1070‘, nella periferia sudoccidentale della città siriana. E questo costisce il più importante avanzamento militare negli ultimi mesi. La notizia è stata diffusa dall’agenzia di stampa ufficiale siriana, Sana, che ha citato fonti militari che hanno sottolineato come anche alcuni terreni agricoli e le colline circostanti siano state conquistate dall’esercito.

Gli scontri continuano in tutta la Siria. Per il terzo giorno di fila, intensi raid aerei delle forze governative hanno colpito la zona della Ghouta, periferia di Damasco, causando la morte di 11 civili e il ferimento di decine di persone. Attivisti locali hanno riferito a Shaam, sito di notizie vicino all’opposizione, che tra le località nel mirino degli attacchi figurano Duma, Zamalka, Irbin, Ein Tarma, Hazarma, Awtaya e al-Nashabiyeh, precisando che le forze governative hanno usato anche bombe a grappolo, vietate dalle convenzioni internazionali.

Proprio i barili bomba continuano a uccidere e a seminare il terrore fra i civili siriani da ormai cinque anni, da quando è cominciato il conflitto. La Rete siriana per i diritti umani denuncia come solo nel mese di ottobre le forze del regime siriano abbiano sganciato “non meno di 1128 barili bomba”, nella maggior parte dei casi per colpire sobborghi della regione di Damasco, l’area di Hama, zone di Aleppo e Idlib.

A ottobre, secondo gli attivisti, sono almeno 14 i civili uccisi in attacchi in cui sono state utilizzate barrel bombs, compresi un bambino e una donna. I barili bomba, denunciano gli attivisti, sono “armi indiscriminate” che hanno effetti devastanti sui civili, oltre a provocare distruzione. Sganciati dall’alto, questi ordigni “non solo uccidono i civili, ma terrorizzano, mettono in fuga gli abitanti” delle zone colpite e il loro utilizzo in “questo modo selvaggio e incivile equivale a un crimine di guerra”.

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