Talento, produttività e anche fortuna. Ma il colpo di genio può arrivare a qualsiasi età e anche se a scoperte fondamentali per la scienza sono arrivati cervelli anche under 30 (Albert Einsten per esempio) la possibilità di produrre un’opera di alto impatto per uno scienziato è distribuita casualmente nel corso della sua carriera. È quanto spiega lo studio pubblicato su Science che porta la prima firma di una giovane ricercatrice italiana, la matematica Roberta Sinatra del Center for Network Science and Mathematics Department, Central European University di Budapest (Ungheria).

Precedenti ricerche sulla creatività avevano suggerito che le scoperte più importanti arrivano presto in una carriera, dopo di che la probabilità di firmare uno studio geniale si riduce, forse a causa di un appannamento dell’ingegno o del peso di crescenti compiti amministrativi. In realtà, però, i ricercatori sostengono che si sa poco sui tempi delle scoperte scientifiche. Per cercare di saperne di più, Sinatra e i colleghi, fra cui il celebre Albert-László Barabási della Northeastern University (Usa), hanno analizzato le carriere di migliaia di scienziati, analizzando le loro pubblicazioni scientifiche.

La valutazione del team ha confermato che molti scienziati pubblicano il loro lavoro più creativo e d’impatto nel giro di due decenni dall’inizio della carriera, ma anche che influenti pensatori sfondano da giovani non perché giovane età faccia rima con creatività: piuttosto, gli scienziati giovani producono più lavori all’inizio della loro carriera. E proprio l’intensità della produzione è un elemento importante per arrivare a uno studio di alto impatto.

Il team ha esaminato tutte le pubblicazioni (oltre mezzo milione) di 2.887 fisici, più quelle di altri studiosi di diversi campi per un totale di oltre 10.000 nomi, in ordine cronologico, chiedendosi se il lavoro di maggior impatto firmato da ciascuno fosse tra le prime produzioni o meno. Risultato? “Raramente i primi studi sono quelli più geniali”, spiegano. Invece “abbiamo scoperto che i maggiori successi sono distribuiti in modo casuale all’interno di una carriera”. Questo ha permesso al team di sviluppare un modello per prevedere l’impatto di una carriera scientifica sulla base di quello che hanno ribattezzato il fattore ‘Qp’: dove la Q sta per talento e produttività e la p per fortuna.

Insomma, ogni scienziato ha un fattore Q particolare, e naturalmente incappa in particolari colpi di fortuna. E alla fine se questi fattori si incrociano i risultati eccellenti “possono arrivare a qualunque età”, concludono gli autori. Ma la stessa Sinatra spiega di non aver calcolato il suo ‘fattore Qp’: “Non sono ancora abbastanza avanti negli anni e ho solo 14 lavori” pubblicati. E in ogni caso, anche quando verrà il momento, la scienziata assicura che non vorrebbe calcolare il proprio fattore: “Non mi piace attribuire numeri agli esseri umani”.

L’articolo su Science

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