Amal è una gatta che scappa con la sua padroncina da un paese dove una lunga guerra ha devastato la loro casa, Joe è un cane in fuga con la sua amica umana da un posto in cui gli uomini combattono per il proprio dio. Insieme a una capretta senza nome e a un falco chiamato Alqamar, si ritrovano a bordo di una barca a motore su cui viaggiano persone che sono in cerca di una vita migliore al di là del mare. È così che comincia “L’immigrazione spiegata ai bambini. Il viaggio di Amal”, un libro di BeccoGiallo editore uscito a fine luglio che racconta ai più piccoli il fenomeno delle ondate migratorie e degli sbarchi attraverso lo sguardo di quattro animali finiti con i loro padroni su una delle tante navi della speranza che spesso occupano i titoli dei nostri telegiornali e quotidiani.

La storia, scritta da Marco Rizzo e illustrata da Lelio Bonaccorso, ha tutti i contorni di una favola, ma di inventato ha ben poco: nasce infatti dall’esperienza diretta dei due autori, entrambi siciliani, e dalle vicende reali di uomini arrivati da lontano con cui spesso nella loro quotidianità sono venuti a contatto. “Quelli che narriamo sono fatti veri. Viviamo in una terra di sbarchi e naufragi, dove i Cie e i centri di accoglienza sono una realtà, e noi cerchiamo, per quanto possiamo, di dare una mano – chiarisce a ilfattoquotidiano.it Marco Rizzo, che da giornalista ha avuto modo di documentare il fenomeno – Spesso ci troviamo di fronte a immigrati che portano con sé i loro animali: galline, capre, ma anche cani e gatti. La ricerca di una vita migliore passa anche dai migliori amici dell’uomo, che a volte sono la loro unica ricchezza”. È così per la capra che si trova con Amal, Joe e Alqamar a dondolare sul mare stipata in mezzo a un mucchio di gente: è magra al punto che le sue costole somigliano a uno xilofono, ma grazie a lei il suo padrone è considerato “ricco”. Ed è lo stesso per gli altri tre protagonisti, unici affetti rimasti per chi si è allontanato da dove tutto è stato distrutto, che durante la navigazione ripercorrono le loro origini, il motivo per cui sono stati costretti a partire, mettendo insieme le proprie speranze di arrivare in un luogo lontano dalla guerra, dalla fame, dalla povertà, dal “male fatto dall’uomo a un altro uomo”.

Non è la prima volta che Rizzo e Bonaccorso si mettono all’opera pensando ai più piccoli. Per BeccoGiallo hanno pubblicato “La mafia spiegata ai bambini. L’invasione degli scarafaggi” e insieme hanno altre collaborazioni tra cui “Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia”. Sono state proprio “le grandi domande” dei bambini a ispirare l’idea di un libro illustrato su un altro argomento così delicato. “Quando presentavamo nelle scuole il libro sulla mafia, tra le tante domande, veniva fuori spesso il tema dell’immigrazione – continua Rizzo -. I bimbi sanno benissimo che ci sono persone che si mettono in viaggio nel mondo. Guardano la tv, a scuola hanno compagni stranieri, ma non sanno chi sono queste persone, perché arrivano qui o devono scappare, nessuno glielo spiega”. Ma come affrontare un tema simile, che spesso coinvolge minori con risvolti anche drammatici, per farlo capire ai piccoli lettori? “Abbiamo deciso di ispirarci a storie vere e di raccontarle come se fossero una favola, evitando le scene traumatiche da cui siamo sommersi e scegliendo gli animali, e non gli uomini o i bambini, come protagonisti – spiega a ilfattoquotidiano.it Lelio Bonaccorso –. Il tratto del disegno è molto semplice e non si vedono mai i volti delle persone, ma tutto è inquadrato dal basso, seguendo il punto di vista dei quattro animali, che poi è molto simile a quello di un bimbo”. Come per i bambini, anche agli occhi dei simpatici narratori a quattro o due zampe non ci sono mediazioni né sovrastrutture. Non ci sono giudizi per il gabbiano che chiede un tributo di cibo perché tutti arrivino alla terraferma, o per l’uomo al timone della barca che, mentendo, dice di non avere più nulla da mangiare per i passeggeri, ma la traversata in mare è raccontata con grande semplicità, mettendo in fila le cose così come accadono. “Non abbiamo voluto dare una morale – continua Bonaccorso – ma fornire uno strumento per gli educatori. Volevamo dare un contributo perché c’è molta ignoranza sul tema immigrazione. La gente sa che queste persone arrivano dal mare, a volte muoiono, ma poi si abitua e diventa indifferente, perché non conosce quali storie hanno alle spalle”.

A differenza di quanto accade a volte nella realtà però, per questa avventura è stato scelto un lieto fine: “Ho riflettuto molto su che finale dare alla storia, poi mi sono convinto che era giusto così – conclude Rizzo – Prima di tutto perché i bambini hanno sempre il sorriso. E poi perché non è vero che tutte queste vicende finiscono in tragedia. Spesso ci sono ricongiungimenti con la famiglia, migranti che arrivano qui e si laureano o trovano lavoro. E poi non bisogna dimenticare che per loro il viaggio è speranza. Mi auguro che i bambini leggano questo libro anche agli adulti, e che possa essere per tutti un motivo di riflessione”.

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