“Rimosso”, “sostituito”, “deferito”. Le cronache locali e poi i giornali nazionali lo hanno descritto come un caso di censura, un tentativo di punire il dissenso interno all’associazione dei partigiani nel dibattito sul referendum costituzionale. In realtà il presidente dell’Anpi di Ravenna, Ivano Artioli, è ancora al suo posto. E il ruolo da coordinatore regionale dell’Emilia Romagna non è più suo perché era provvisorio: lo aveva assunto nel 2014 dopo la morte del presidente bolognese, William Michelini. Artioli, a ilfattoquotidiano.it racconta: “La mia posizione a favore della riforma è sempre stata chiara. Ma non ho mai ricevuto alcuna lettera di deferimento, e tuttora sono alla guida dell’Anpi di Ravenna, che conta circa 4400 iscritti. Nessuno mi ha mai toccato. Lavoro tutti i giorni”. Nessuna sostituzione. L’Anpi bolognese le ha definite “notizie false con il solo scopo di rinfocolare una sterile polemica sui rapporti con il Pd”.

Il primo a pubblicare la notizia è stato il Corriere di Bologna, giovedì 18 agosto. “Ivano Artioli aveva detto sì al referendum ed è stato rimpiazzato da Anna Cocchi, che guida una delle sezioni più ortodosse per il fronte del no”. Secondo l’edizione bolognese il Corriere Artioli, favorevole alla riforma Boschi, è stato sollevato dall’incarico di coordinatore regionale e su di lui pende un procedimento di deferimento ai probiviri. La notizia è ripresa dalle edizioni nazionali di Corriere e Repubblica. Artioli, scrive il quotidiano di via Solferino, è stato “sollevato” dal ruolo di coordinatore regionale “guardacaso dopo essersi espresso per il sì”. “Rimosso il sostenitore del sì”, titola Repubblica: “E’ stato deferito”.

Ma è lo stesso Artioli a smontare la vicenda. Il diretto interessato spiega di non essersi sentito né allontanato, né silenziato. “Come sto parlando con lei, ho parlato con tanti altri, non sono mai stato censurato– precisa da ilFattoquotidiano.it – All’interno dell’Anpi c’è un confronto, molto appassionato e sentito, sul tema della Costituzione. E io mi sento all’interno di questo dibattito”. Ma non c’è nessuna rimozione né deferimento.

E per quanto riguarda l’avvicendamento nel ruolo di coordinatore dell’Emilia Romagna si tratta di questione più tecnica che politica. Artioli infatti aveva assunto l’incarico dopo la morte del presidente dell’Anpi William Michelini, avvenuta nel 2014. Un ruolo pro tempore, perché il regolamento prevede che quella posizione sia occupata dal vertice del capoluogo. Ossia Bologna. “Così è in tutta Italia” sottolinea Anna Cocchi, che da poco è stata eletta per guidare l’Anpi di Bologna. Per questo, dopo il congresso di aprile, la funzione di coordinatore è tornata alla presidente di Bologna, la Cocchi appunto. “Non è stato rimosso nessuno, si tratta semplicemente di rispetto del regolamento. Tra l’altro stiamo parlando di un ruolo tecnico, che non include alcun potere decisionale: il coordinatore si occupa di convocare le assemblee e stabilire l’ordine del giorno”.

Difficile parlare di epurazione, quindi. “Si sta montando una polemica inutile sull’Anpi – ha commentato il presidente nazionale dell’Anpi, Carlo Smuraglia – come avviene di tanto in tanto: il comitato nazionale, infatti, in maggio, decise di confermare la linea del no alla riforma Boschi, una decisione che vide 3 soli astenuti e nessun voto contrario”. Proprio Smuraglia, a maggio, disse che un’intervista di Artioli al Corriere sul tema del voto di autunno poteva essere oggetto di giudizio dei probiviri. Ma a quelle parole non seguì nessuna azione concreta. “Certo, ognuno ha le proprie opinioni. Il pluralismo è sano. Due esponenti dell’Anpi a Bolzano e a Trento sulla riforma, per esempio, la pensano diversamente dalla maggioranza, ma abbiamo un tranquillo scambio di idee, senza alcun problema. Noi diciamo che tutti hanno ovviamente la massima libertà di espressione, chiediamo solo di non assumere posizioni esplicitamente contrarie alla linea dell’Anpi”.

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