Una dedica alla famiglia Buscemi, “molto probabilmente gli esponenti dell’omonimo gruppo mafioso attivo nel paese di Valenzano”, sulla mongolfiera lanciata alla fine dei festeggiamenti per il santo patrono del Comune di 19mila abitanti alle porte di Bari. A denunciare l’ennesimo episodio di omaggio ai boss, stavolta in Puglia, è stato il deputato del Pd Dario Ginefra, che ha presentato un’interrogazione parlamentare – pubblicata anche su Facebook con tanto di foto della mongolfiera -chiedendo l’intervento del ministro dell’Interno Angelino Alfano “per ribadire e potenziare la presenza delle istituzioni nei paesi dell’hinterland barese, in modo da sottrarre terreno a simili fenomeni disgreganti“. La foto è stata acquisita dai carabinieri e la Dda di Bari aprirà un’inchiesta. Il sindaco di Valenzano, Antonio Lomoro, difende il paese e parla di “strumentalizzazione politica”.

I fatti li ha messi in fila nella sua interrogazione lo stesso Ginefra: il 16 agosto, durante la tre giorni di festa in onore San Rocco, “è stata lanciata da largo Plebiscito una mongolfiera che riportava l’intitolazione alla famiglia Buscemi (che evidentemente aveva sponsorizzato i festeggiamenti), con tanto di dedica: “viva san Michele, viva san Rocco””. I Buscemi, secondo Ginefra, sono esponenti di un clan mafioso, e “altrettanto probabilmente la dedica a san Michele, che precedeva quella a san Rocco, era un omaggio fin troppo esplicito a Michele Buscemi, ucciso a Valenzano nel 2008″. E’ quindi “verosimile che con questo sistema i Buscemi abbiano voluto segnalare in forma pubblica e spettacolare il proprio controllo sul territorio”.

Le feste patronali e in generale “quelle ricorrenze e quelle celebrazioni che rivestono un forte carattere identitario per le comunità locali rappresentano spesso occasione e pretesto in cui i clan malavitosi evidenziano la propria supremazia sul territorio attraverso messaggi simbolici”, continua Ginefra. Tra i tanti esempi c’è l’episodio avvenuto nel luglio 2014 a Oppido Mamertina, che ha spinto il vescovo a sospendere a tempo indeterminato lo svolgimento di tutte le processioni della diocesi calabrese. Non meno celebre la processione della Madonna del Carmelo nel quartiere Ballarò di Palermo: i padri carmelitani si dovettero difendere dall’accusa di aver fatto fermare il corteo per tributare “onori” al boss Alessandro D’Ambrogio, in cella al 41 bis. Nel giugno scorso, poi, il parroco della frazione di Livardi, comune di San Paolo Bel Sito (Napoli) e il maresciallo del carabinieri hanno abbandonato la processione perché durante il percorso qualcuno aveva deciso di far sostare la statua della Vergine davanti casa di un boss locale. Di pochi giorni fa la notizia che il sindaco di Ercolano Ciro Buonajiuto ha consegnato in anticipo ai carabinieri la lista dei nomi dei portatori dei carri della Madonna e del Cristo Risorto che avrebbero sfilato a Ferragosto alla festa dell’Assunta. Questo per “evitare eventuali condizionamenti di clan di camorra o ambiguità”.

Secondo il sindaco di Bari, Antonio Decaro (Pd), quella di Valenzano “è una brutta storia, una di quelle che purtroppo, ciclicamente, si ripetono, e vedono le famiglie legate alla criminalità organizzata locale sfruttare anche occasioni di festa e di sentimento religioso per affermare, indirettamente, la propria presenza sul territorio”. “Sono segnali preoccupanti – ha commentato poi il senatore Dario Stefano (Misto) – che bisogna saper cogliere e mai sottovalutare. Spero si possa risalire fino all’origine di questa spiacevole iniziativa per prendere i dovuti provvedimenti”.

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