Beau Solomon era ubriaco quando è stato derubato da due persone sulla banchina del Tevere a Roma. Poi ha incontrato un senzatetto con cui ha cominciato a litigare e che l’ha spinto nel fiume. E’ questa la ricostruzione secondo gli inquirenti dell’omicidio dello studente degli Stati Uniti, il cui cadavere è stato recuperato in acqua il 4 luglio. In manette la notte scorsa è finito Massimo Galliotto, un senza fissa dimora di 41 anni, che risponde dell’accusa di omicidio aggravato.

Il portafoglio del 19enne è stato rubato e risultano acquisti per 1500 euro in un giorno effettuati con la sua carta di credito a Milano. Gli investigatori escludono però un collegamento tra i responsabili del furto e Galliotto. La Procura di Roma ha disposto l’autopsia. Nelle richieste avanzate dal pm Marcello Monteleone anche l’esame tossicologico per verificare se il giovane avesse assunto alcol o sostanze stupefacenti. In base a quanto accertato da un primo esame della salma, il giovane presenta delle ferite alla testa ed altre ferite compatibili con la lunga permanenza in acqua e l’urto con alcune pietre presenti intorno alla banchina del fiume. L’autopsia verificherà la presenza nei polmoni del giovane di acqua il che avvalorerebbe l’ipotesi che il decesso è arrivato per annegamento e non per i colpi ricevuti durante la lite avuta con Galioto.

Il ragazzo, originario del Wisconsin, era sparito da venerdì primo luglio. Sui social network amici e parenti avevano lanciato appelli per mettersi in contatto con chiunque lo avesse visto. Iscritto all’Università del Wisconsin, doveva frequentare un corso di cinque settimane alla John Cabot University di Roma. In passato Beau, che viene descritto come un ragazzo “socievole e sportivo”, aveva anche sconfitto una malattia rara.

Il 19enne aveva trascorso la serata in un pub di piazza Trilussa, a Trastevere, assieme al suo compagno di stanza. Ascoltato avrebbe raccontato che si trovavano nel locale quando l’amico, che secondo la testimonianza non era ubriaco, si è allontanato dicendo: “Vado al bagno” e non sarebbe più tornato. Al vaglio degli investigatori le immagini delle telecamere di zona e le operazioni effettuate con carta di credito. Soprattutto, sono stati ascoltati a lungo due testimoni che avrebbero detto di aver visto un uomo gettare lo studente nel fiume all’altezza di ponte Garibaldi la notte del 30 giugno.

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