Presi in giro e basiti su modalità e costi dell’operazione “Feltri torna a Libero“. In un comunicato pubblicato sabato 7 maggio sul quotidiano, i giornalisti di Libero hanno espresso dubbi e tutta la loro preoccupazione per il ritorno in organico – anche se da “semplice” firma – di Vittorio Feltri, che quel quotidiano l’ha fondato.

Ad aprile è iniziato il quinto anno di solidarietà per la redazione del quotidiano, che viene da mesi di trattative dopo che l’azienda ha chiesto l’ennesimo sacrificio ai suoi redattori. “Dal 2012 – si legge nel comunicato – l’azienda ripete al comitato di redazione lo stesso discorso: per ripianare le perdite di bilancio occorre ridurre il costo del lavoro, bisogna tagliare gli stipendi dei giornalisti“.

Ad amareggiare il cdr e i giornalisti di Libero l’aver accolto buona parte delle richieste avanzate dall’azienda vedendo – senza che sia mai stato annunciato loro durante le trattative – a stretto giro il ritorno dell’ex direttore. E in più con l’ipotesi che il suo stipendio fosse pagato con parte dei soldi derivanti dai tagli alle loro buste paga. “Nulla da dire sul valore di Vittorio Feltri, ma perché non si riesce a sapere quale parte del taglio agli stipendi è servita per finanziare il suo ritorno? Ciò vuol dire che i conti vanno meglio e si può anche rinunciare agli ammortizzatori sociali?”, chiedono a chiusura del comunicato.

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