Il Pentagono ha ordinato alle famiglie del personale del Dipartimento della Difesa Usa di lasciare il sud della Turchia. L’ordine riguarda i parenti del personale di stanza ad Adana, nella base aerea di Incirlik, nonché a Smirne e Mugla. La decisione è stata autorizzata dal capo del Pentagono, Ashton Carter. “Con effetto dal 29 marzo, il Dipartimento ordina la partenza delle famiglie del personale del consolato di Adana e di quelle del personale civile del governo americano nelle province di Izmir e Mugla” si legge in una nota, e limita i viaggi dei funzionari in Turchia ai casi “critici”.

All’ordine per le famiglie è seguita poi l’allerta viaggi per tutti i cittadini americani: il Dipartimento di Stato ha messo in guardia sulle crescenti minacce dei gruppi terroristici e sulla necessità dell’evitare viaggi nel sud est del Paese. Alla base dell’ordine “le continue preoccupazioni di sicurezza nella regione”, in particolare per quelle zone a rischio bombardamenti: le truppe di Erdogan infatti sono impegnate nella zona meridionale del Paese, al confine con la Siria, nella lotta contro i militanti del Pkk. Il Pentagono ha fatto sapere che nonostante l’allerta il consolato di Aden resterà aperto per “offrire i servizi consolari di routine”.

L’ultimo bilancio di questi attacchi è di 28 miliziani curdi uccisi ieri proprio nel sudest della Turchia, che hanno fatto salire a 123 il numero dei morti dall’inizio dell’operazione nel distretto, due settimane fa. Nella provincia di Sirnak, sono invece nove i miliziani uccisi negli ultimi giorni, 113 dall’inizio. Tre sono invece i combattenti curdi che hanno perso la vita nel distretto d Yuksekova nella provincia di Hakkari, dove il numero totale dei terroristi uccisi è di 86 dall’inizio delle operazioni.

Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha reso noto lunedì che le forze di sicurezza turche hanno ucciso o catturato oltre 5.300 ribelli curdi dall’inizio delle ostilità dallo scorso luglio. Erdogan ha aggiunto che 355 membri delle forze della sicurezza sono morte nello stesso periodo, tra cui 215 soldati, 133 funzionari di polizia e sette guardie governative.

Dopo una breve tregua lanciata nel 2012 il conflitto con i curdi è ripreso la scorsa estate, con Ankara che ha lanciato un’offensiva su vasta scala nella regione a sud-est del Paese a maggioranza curda e ha inviato caccia contro postazioni del Pkk nel nord dell’Iraq.

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