“Sono venuto qui a Cuba per seppellire le ultime tracce della Guerra Fredda”. Lo ha detto Barack Obama durante la storica visita all’Avana. “Lasciamoci il passato alle spalle” e guardiamo ad un “futuro di speranza” ha aggiunto il presidente degli Stati Uniti al termine del suo intervento al Gran teatro nacional nella capitale cubana, durato quaranta minuti e interrotto da molti applausi. “Possiamo fare questo viaggio insieme, da amici, da vicini, da famiglie”, ha continuato. “Si, se puede”, ha concluso con una versione in spagnolo di quello che fu il suo celebre slogan elettorale (Yes, we can).

Obama: “Spero di incontrare Fidel” – Ma il faccia a faccia più atteso, quello tra Obama e Fidel Castro, non c’è stato. Su questo punto si è espresso direttamente il primo presidente afroamericano della storia degli Usa: “Mi piacerebbe incontrarlo un giorno, nel futuro” ammette Obama in un’intervista ad ABC, spiegando di non avere problemi in merito. “Un incontro con il Lider Maximo – sottolinea – potrebbe avvenire solo se Fidel fosse in un buono stato di salute”. Il consigliere alla sicurezza nazionale della Casa Bianca, Ben Rhodes, ha precisato però che “né noi né i cubani lo abbiamo suggerito” per diversi motivi, tra cui quello che si deve prima “instaurare un rapporto ufficiale tra i due governi e Fidel ora non è più il presidente”. Alcuni commentatori politici americani sostengono che Obama preferirebbe evitare l’incontro anche per non incorrere nelle polemiche in patria in vista delle prossime elezioni presidenziali. Il viaggio all’Avana è comunque considerato dall’amministrazione democratica uno dei momenti più importanti della propria politica internazionale.

L’incontro con i dissidenti cubani – “Tutte le persone intorno a questo tavolo hanno dimostrato uno straordinario coraggio” ha dichiarato il presidente Usa incontrando esponenti della società civile e alcuni dissidenti cubani all’ambasciata statunitense dell’isola caraibica, dove ha parlato solo pochi minuti, preferendo ascoltare gli invitati. “Richiede grande coraggio essere attivo nella vita civile qui a Cuba”. Obama ha detto che gli invitati “hanno fatto sentire la propria voce sui temi che stanno loro a cuore profondamente: democrazia, possibilità di parlare liberamente, di pregare liberamente, di riunirsi o sostenere pratiche democratiche”. Tra i dissidenti che incontreranno Obama anche l’attivista cattolico Dagoberto Valdes, che ha ricordato al presidente Usa che “noi cubani siamo i protagonisti della nostra storia”, un punto che Obama aveva già riconosciuto ieri nel suo intervento congiunto con Raul Castro. La stampa ufficiale, però, non ha menzionato l’incontro con i dissidenti anti-castristi.

La “diplomazia” del baseball – Uno degli ultimi impegni all’Avana di Obama prima del suo ritorno in Usa è la partecipazione tra il pubblico ad una partita di baseball tra la nazionale cubana e i Tampa Bay Rays, una squadra professionista della Florida iscritta alla Major League. Il baseball è la disciplina sportiva preferita dal popolo dell’isola caraibica e la presenza di Obama potrebbe ricordare la diplomazia del ping pong attuata all’inizio degli anni ’70 da Nixon per riavvicinare la Cina agli Stati Uniti, in funzione anti Unione Sovietica.

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