Serata notevole quella di mercoledì perché è successo che, con tutto che su Italia 1 ci fosse una partita di Champions League, la Rai si è trovata a dare una pista memorabile a Mediaset mentre Cairo ha intravisto uno spazio. Perché la Rai ha stravinto? Perché si è trovata con tre offerte di prima serata perfettamente modulate: 1) un film italiano (“Sono un pirata“), che su Rai Tre avrebbe ottenuto 1,5 milioni di spettatori, mentre essendo trasmesso su Rai Uno, che gode di una rendita di posizione, ha raggiunto i tre milioni; 2) un clone di talent come The Voice che, siccome in televisione (non solo in Italia) è sempre un po’ Sanremo, ha ritrovato puntualmente i suoi robusti 3,2 milioni; 3) un campione d’incassi auditel come Chi l’ha visto? che ha splafonato (complice la cronaca giudiziaria) fino a 3,6 milioni. Messe insieme le tre generaliste arrivano al 43,2%.

Aggiungete le reti Rai tematiche e scavalchiamo il 50% (che non è male in mezzo a tante chiacchiere da bar sulla crisi del generalismo e della televisione pubblica). Aggiungiamo che se in un nuovo e più sensato assetto dei palinsesti e dei ruoli delle reti rispetto a quanto ereditato dal trentennio passato, “Chi l’ha visto?” fosse stato incorporato da Rai 1, lì avrebbe di certo incatenato, oltre a quelli/e che lo seguono da sempre su Rai Tre, anche gli spettatori più tradizionalisti che forniscono comunque e sempre una base di pubblico alla prima rete Rai. Metti poi che su Rai 3, in questo aggiustamento dei ruoli, ci fosse stata la informazione in forma di inchiesta, gli aggiornamenti frequenti da territori, nazione e mondo o, perfino, qualche prodotto più provocatoriamente “culturale”, come un ciclo di film a tema o d’autore eccetera. A questo punto il totale degli ascolti sarebbe stato probabilmente il medesimo (cosa vuoi di più!), ma il dispiegamento editoriale della azienda pubblica della tv (anzi, pardon, della multimedialità) sarebbe stato più esteso. In attesa delle promesse imprese di Rai 4.

Cairo ha avuto, da parte sua, la buona sorpresa de’ La Gabbia che, ha superato il 4%, senza il nostro aiuto di spettatori perché veramente il “populismo” di Paragone non lo sopportiamo. Ma non siamo tanto ciechi da non vedere i numeri quando sono buoni e da non sospettare che nel programma si annidino virtù di concezione e realizzazione che, se non fossimo pigri dovremmo cercare di comprendere meglio. Specie perché talk più tradizionali come ieri sera Virus e Piazza Pulita paiono in crescente affanno (entrambi appena sopra il 3%). Mediaset dopo questa serata avrà di che pensare, perché alla fin fine, ne abbiamo scritto nei giorni scorsi, ha due cose che funzionano: i format De Filippi e Le Iene (anche lì senza il nostro aiuto di spettatori. Ma funzionano). Poco per evitare che scoppi il contrasto fra l’audience che Mediaset attira e il fatturato che Publitalia raccoglie: troppo bassa la prima, troppo alto il secondo. Uno strascico del duopolio. Ma come dicevano a Carosello: “Dura minga, non può durare”. E qualcosa si dovranno inventare.

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