Matteo Renzi fissa il calendario di impegni di gennaio. Dieci “partite di grande importanza”, le chiama nella sua enews inviata agli iscritti del Pd. E non ci sono né le unioni civili né del decreto legislativo con la depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina. I dieci appuntamenti segnalati da Renzi sono in parte parlamentari (il sì della Camera alle riforme o del Senato alla riforma del codice degli appalti), in parte iniziative di governo (come l’approvazione dei decreti attuativi della riforma della Pubblica amministrazione, le iniziative dei ministri Martina, Franceschini e Orlando nei rispettivi campi) e c’è poi la direzione del Pd il 22 gennaio sulle amministrative e il viaggio a Losanna assieme al presidente del Coni Giovanni Malagò per sostenere la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024.

Il presidente del Consiglio ribadisce la volontà di programmare il referendum costituzionale a ottobre: “Lunedì 11 gennaio – scrive – la Camera vota la quarta lettura delle riforme costituzionali. Poi toccherà al Senato e ad aprile il voto finale ancora della Camera. Quindi, ragionevolmente, a ottobre il referendum finale. Saranno semplicemente gli italiani e nessun altro a decidere se il nostro progetto va bene o no”. Quanto alla riforma Madia venerdì 15, dopo parecchi mesi, ecco finalmente i decreti attuativi: “Un’Italia più semplice, con tempi più rapidi per le conferenze dei servizi, con i corpi di polizia che passano da cinque a quattro, con meno aziende partecipate nei comuni e nello Stato, con un investimento significativo in innovazione e digitale”.

Per Renzi “l’Italia oggi è più stabile politicamente e ha fatto le riforme a lungo rinviate, dunque è più credibile. Se tutto dipendesse dai fattori esterni il rapporto Spagna-Italia sarebbe sempre lo stesso”. Parlando invece delle politiche comunitarie, il capo del governo ribadisce che “l’Italia non va in Europa a battere i pugni sul tavolo”, ma chiede “rispetto” e “regole uguali per tutti” su temi come la “politica energetica” o gli “aiuti di stato”. Con tutti i problemi che ha l’Europa, dai migranti all’ondata populista in Francia, “davvero pensiamo che il problema sia lo 0,1% di flessibilità? Non scherziamo, amici”. “L’Italia – conclude Renzi – non va in Europa a battere i pugni sul tavolo: al massimo alza la mano, e fa qualche domanda. Chiedendo, in buona sostanza, se le regole valgono per tutti. Dalla politica energetica agli aiuti di stato, noi chiediamo regole uguali per tutti. Solo questo. E lo facciamo sapendo che all’Italia si deve rispetto. Come a tutti gli altri Paesi, naturalmente. Ma talvolta è parte della classe dirigente italiana a fingere di non ricordarsi che noi siamo l’Italia. E chiediamo rispetto, solo questo”.

 

Oggi in Edicola - Ricevi ogni mattina alle 7.00 le notizie e gli approfondimenti del giorno. Solo per gli abbonati.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Reato di clandestinità, Anm: “Inutile e dannoso, basta demagogia della politica”

next
Articolo Successivo

Riforme, la battaglia del referendum comincia da Montecitorio: l’Aula approva il ddl Boschi, i giuristi spiegano il “no”

next