Era rimasta l’unica reporter donna a Raqqa in grado di testimoniare sul campo – e anche con ironia – la quotidianità dei suoi concittadini, stravolta dallo Stato Islamico. Ma Ruqia Hassan, conosciuta online come Nissan Ibrahim, è stata uccisa a settembre dai miliziani di Daesh, accusata di essere una spia di altri gruppi anti-Assad in competizione con Isis. Ad annunciarlo sono stati gli attivisti locali citati dall’associazione giornalistica Syria Direct e ripresi il 5 gennaio dai media britannici stando ai quali, da ottobre, sale ad almeno 5 il numero dei giornalisti controcorrente assassinati dai seguaci del Califfo.

“Nissan Ibrahim” Syrian activist from #Raqqa has been executed in Raqqa city by #IS #RIP . pic.twitter.com/KM8dEILMtr

— الرقة تذبح بصمت (@Raqqa_SL) January 2, 2016

Pare che soltanto nei giorni scorsi l’Isis abbia comunicato ai genitori di avere “giustiziato” Raquia in quanto “spia”, raccontano gli attivisti di Raqqa, diffondendo anche quelli che vengono presentati come i suoi ultimi tweet. La ragazza, 30 anni, si era fatta conoscere in rete in veste di coraggiosa ‘citizen journalist’, che denunciava soprusi e abitudini dei jihadisti di Daesh.

“Sono a Raqqa e ho ricevuto minacce di morte – aveva scritto in uno dei suoi ultimi tweet – ma quando l’Isis mi arresterà e mi ucciderà sarà ok perché loro mi taglieranno testa e io ho la dignità. Meglio che vivere nell’umiliazione con l’Isis“. L’Independent traduce poi l’ultimo post sul profilo Facebook della giornalista, pubblicato a luglio per ironizzare sulla guerra al Wi-Fi dichiarata dai jihadisti nella sua città. “Avanti – scriveva Ruqia – tagliateci internet, i nostri piccioni viaggiatori non se ne lamenteranno”.

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