Volete essere felici o se non altro meno infelici? Piantatela di compulsare ossessivamente la vostra casella di posta elettronica. Lo suggerisce una ricerca condotta da un team di psicologi britannici e ripresa oggi sulle pagine del Sunday Telegraph.

Le email – avvertono questi esperti, indugiando su dati che a qualcuno potrebbero sembrare la scoperta dell’acqua calda, ma che evidentemente fotografano una realtà consolidata – possono diventare “una fonte tossica di stress“. Quasi una droga, una forma di dipendenza, per coloro che non smettono di controllarle e di aggiornarne il flusso: sui computer portatili, sui tablet, sugli smartphone e ora persino sugli orologi elettronici da polso con il simbolo della mela morsicata.

Tecnologia utile, a portata di mano, ma che – notano i ricercatori – rende molta gente costantemente reperibile e in allerta, per il lavoro o per ogni sorta di grana. Quasi schiava. Questo atteggiamento, tratteggiato ormai come “una regola non scritta” dell’odierna organizzazione del lavoro e di vita, rischia di avere un pesante impatto negativo su quello che gli psicologi chiamano “il benessere emozionale” delle persone. Lo studio prova infatti che la verifica continua delle mail o di altri messaggi e il susseguirsi di bip e vibrazioni producono conseguenze dirette in termini di aumento della tensione e delle preoccupazioni fra gli individui presi in considerazione.

Il consiglio contenuto in un rapporto del Future Work Centre di Londra, il centro studi che ha commissionato la ricerca, è in fin dei conti semplice: prendersi delle pause dalla lettura delle e-mail, staccarsi di tanto in tanto dagli aggeggi elettronici, mettere a riposo applicazioni o diavolerie varie. E non considerarsi indispensabili.

Fatto for future - Ricevi tutti i giovedì la rubrica di Mercalli e le iniziative più importanti per il futuro del pianeta.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Marte, materia oscura, editing genetico. Le principali sfide della Scienza nel 2016

next
Articolo Successivo

Autismo, “scoperto nuovo bersaglio per farmaci contro sindrome di Rett”

next