Apple ha appena chiuso la settimana di lezioni per i più piccoli nei suoi store. Microsoft con il Miur ha coinvolto oltre seicento tra studenti, docenti e dirigenti scolastici. E poi c’è la seconda edizione di Programma il futuro, un’iniziativa targata ministero dell’Istruzione e Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica. Il protagonista di queste iniziative è il coding, la programmazione, che viene insegnato attraverso lezioni introduttive al pensiero computazionale e non con i tradizionali corsi di informatica.

Se è vero che entro il 2020 l’Europa avrà bisogno di circa ottocentomila professionisti informatici è il caso di muoversi per tempo per formare le nuove generazioni fornendo gli strumenti per nuovi sbocchi professionali. Così, un po’ a macchia di leopardo, la scuola italiana si muove grazie anche all’entusiasmo dei docenti che credono nell’insegnamento della programmazione. I numeri del ministero parlano di 304.761 studenti coinvolti nelle varie iniziative che si sono svolte in 2.066 scuole. Le classi coinvolte sono il 55% della primaria, 27% della secondaria di primo grado e il 15% della secondaria di secondo grado con l’adesione di insegnanti di non solo di scienze, ma anche di lettere, storia e arte. Le lezioni possono dare la spinta iniziale a giovani talenti come Giorgio Beccali, 14 anni, palermitano di nascita ma oggi trasferito a Borgomanero in provincia di Novara che si candida a occupare uno degli ottocentomila posti disponibili.

Con una mail fulminante di una riga si presenta al fattoquotidiano.it autodefinendosi (in base a sue ricerche) lo sviluppatore più giovane d’Italia. Che lo sia o no poco importa, mentre più interessante è ascoltare la sua travolgente passione per il coding. Giorgio frequenta la prima liceo scientifico (opzione scienze applicate con l’informatica al posto del latino), ha la “normale vita di un ragazzo di 14 anni” e nel tempo libero sviluppa app. La prima è Surfer un browser che, assicura, ha una velocità più elevata rispetto agli altri software e permette di effettuare contemporaneamente una doppia ricerca sui motori.

Un’altra app è invece in via di approvazione e riguarda un’applicazione di photo editing. Nulla di rivoluzionario, Giorgio lo sa, ma sono i primi passi nel mondo della programmazione per affinare una passione che, precisa con un tono molto determinato, “non è un gioco o un hobby”, ma un investimento sul suo futuro.

Nei suoi 14 anni di vita, dopo che alle elementari ha ricevuto i primi rudimenti sulla programmazione, ha smontato e rimontato pc, costruito piccoli robot e quando ha scoperto Xcode, la soluzione di Apple per gli sviluppatori, ha iniziato a sviluppare app. “Il mio sogno è di realizzare applicazioni che si diffondano nel mondo restando qui in Italia”. Non pensa alla Silicon Valley, ma a prendere contatto con qualche azienda che si occupa di app. Il suo futuro l’ha chiaro in mente e nel frattempo osserva i piccoli episodi della vita quotidiana per trovare ispirazione. Perché dopo il browser e il photoediting punta alla realtà aumentata.

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