Una nuova, ennesima inchiesta a carico di Marcello Dell’Utri, l’ex senatore di Forza Italia attualmente detenuto per una condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. E’ accusato di frode fiscale nell’ambito della compravendita di spazi pubblicitari televisivi. Secondo l’accusa, i fondi ottenuti sarebbero finiti in parte Giuseppe Donaldo Nicosia, oggi latitante, o a soggetti riconducibili a quest’ultimo. Ne dà notizia il Corriere della Sera.

La procura di Milano ha messo sotto inchiesta otto persone, fra le quali Dell’Utri e Nicosia, per una presunta frode fiscale sugli spazi pubblicitari da parte di Publitalia 80 (la concessionaria Mediaset di cui Dell’Utri è stato presidente) e Sipra (la concessionaria Rai) attraverso una società estera, con un meccanismo che avrebbe sottratto al fisco almeno 62 milioni di euro fra il 2003 e il 2012. Nell’indagine appena chiusa dal pm Sergio Spadaro, Dell’Utri e Nicosia sono accusati anche di concorso in bancarotta fraudolenta in relazione  a una società “cartiera”, la Ics srl, e di appropriazione indebita di 280mila euro in relazione alla Nomen srl. Alcuni indagati – ma non l’ex senatore – hanno subito sequestri di beni tra Cortina d’Ampezzo, Barcellona, Bilbao e New York, a Manhattan.

La frode sarebbe avvenuta tra i clienti pubblicitari e le concessionari – non coinvolgendo quindi le aziende televisive Mediaset e Rai – interponendo società “cartiere” che avrebbero prodotto fatture false per 259 milioni di euro. Secondo gli inquirenti – ricostruisce il Corriere – le concessionarie vendevano spazi pubblicitari a una società spagnola, la Tome srl – di cui Nicosia era socio e amministratore –  che beneficiava del regime di esenzione Iva per acquisti intracomunitari. Ma, secondo l’accusa, nella Tome c’era anche Dell’Utri, “socio di fatto” e “figura di riferimento per clienti e concessionari”, dal 2000 al 2012. Gli spazi erano poi acquistati senza Iva in Italia dalla Ics, che a sua colta le rivendeva a due società italiane controllate dalla stessa Tome, che pagavano l’imposta e dichiaravano al Fisco il relativo credito. Il nome di Nicosia era già emerso in passato per i suoi rapporti economici con Dell’Utri.

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