Matteo Orfini s’è appropriato del Partito democratico, confondendo l’affidamento di una delicatissima responsabilità di direzione politica con l’attribuzione di un potere autoritario e slegato dalle norme statutarie”.  Questa è una guerra iniziata all’interno del Pd romano che si concluderà in Tribunale. Giancarlo Ricci è un militante del Pd e, insieme con altri sui compagni, hanno citato in giudizio la Federazione romana del partito cui sono iscritti. In particolare puntano il dito contro Orfini, presidente del Pd e commissario a Roma, accusato di non utilizzare metodi di gestione democratici e trasparenti, silenziando di fatto la partecipazione degli organi assembleari. Si tratta di un’azione giudiziaria scaturita dalle modifiche allo Statuto, apportate senza passare per l’assemblea. Gli iscritti attraverso il ricorso in sede civile lanciano un allarme democratico: vogliono che siano annullate le modifiche al Regolamento. “Il grado di democrazia raggiunto da questo Pd – spiega Ricci – è sceso a livelli bassissimi. Le modifiche non sono legittime, perché non sottoposte alla votazione dell’assemblea cittadina che Orfini non ha voluto convocare”. La delibera finita in Tribunale riguarda la composizione dei circoli che sono stati sciolti dal commissario Orfini. In totale il provvedimento ne ha rifondati 15, ciascuno corrispondente al Municipio. Troppo pochi, secondo Ricci, perché “quando le decisioni sono prese da una cerchia ristretta di persone, c’è il rischio che le correnti prosperino e si verifichino episodi di clientelismo”. Da parte sua Orfini, intervistato da ilfattoquotidiano.it, minimizza sulla vicenda, sottolineando che la delibera in questione è stata approvata a maggioranza dalla direzione. “Le modifiche al regolamento – dice l’esponente del Pd – tese a eliminare tutte le storture del passato e a ripristinare trasparenza nei tesseramenti, sono state impugnate da alcuni iscritti e deciderà il Tribunale. Onestamente, non mi soffermerei su cose non serie”  di Irene Buscemi, Loredana Di Cesare, Manolo Lanaro

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Cara Mineo, alla fine Migliore riconvoca Castiglione. L’audizione promette scintille

prev
Articolo Successivo

Riforme: la ‘servitù volontaria’ che non insidia la presa renziana

next