“Gli ingressi dei primi quindici giorni di luglio sono stati circa 1,3 milioni”. E’ con un comunicato scarno che Giuseppe Sala dà i nuovi dati sui visitatori di Expo, senza però entrare nel merito dei numeri reali registrati a maggio e giugno. E senza smentire quanto svelato da Il Fatto Quotidiano, ovvero che gli accessi nei i primi due mesi non sono stati i 6,1 milioni dichiarati ufficialmente, ma meno di 4,2 milioni. Un numero che scende ulteriormente se si sottraggono tutti coloro che non pagano il biglietto per entrare nel sito, come gli addetti ai padiglioni, i vigilanti, i volontari e chi ha un omaggio.

Ieri Sala, dopo l’articolo del Fatto, aveva detto di “non dovere giustificarsi di niente e di nessuno”. E così fa, nessuna giustificazione per i dati gonfiati forniti finora. Sui numeri invece comunicati per le prime due settimane di luglio, si possono dire tre cose. Ancora una volta il dato non brilla per trasparenza perché è fornito in modo approssimativo, senza dire quanti sono i visitatori paganti e senza essere dettagliato giorno per giorno.

Seconda osservazione: 1,3 milioni di visitatori per metà mese, anche senza togliere chi non paga il biglietto, è il dato più basso sinora comunicato da Expo, che per maggio aveva parlato di 2,7 milioni (anziché gli 1,9 milioni reali) e per giugno di 3,4 (anziché i 2,3 milioni reali). È la prima ammissione ufficiale sul flop negli ingressi, visto che le stime della società per luglio prevedevano quasi 4 milioni di visitatori.

Con 1,3 milioni, il mese viaggia infatti a un -35% rispetto alle stime iniziali. Un’ammissione che arriva dopo le goffe e imprecise conferme da parte di Ferrovie dello Stato sugli arrivi in treno comunicati da Sala. E dopo le reiterate richieste di trasparenza da parte di alcuni esponenti politici, come il presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo che nei giorni scorsi ha scritto al prefetto per chiedere i dati reali, un’esigenza giustificata dalla necessità di correre ai ripari e ridimensionare l’impiego di mezzi pubblici verso il sito.

Terzo. La situazione sarebbe ancora più grave se il dato fosse anche questa volta gonfiato. E se fossimo di fronte a una nuova falsificazione da parte di Expo.

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