Cinquanta giorni di silenzio e nessuna risposta per una proposta di referendum che arriva direttamente dai cittadini. A Parma, dove il governo Cinque stelle di Federico Pizzarotti predica la democrazia dal basso, per alcuni il cammino verso la partecipazione diretta sembra invece ancora pieno di ostacoli. La denuncia arriva dal comitato AttivarSi per l’infanzia, che riunisce una cinquantina di genitori, che a inizio maggio ha depositato una richiesta di referendum consultivo sulla riorganizzazione dei servizi educativi per l’infanzia. L’istanza è stata presentata quasi due mesi fa, ma da allora dal Comune non è arrivata alcuna risposta sull’ammissibilità o meno della richiesta. L’unico cenno è stato, lo scorso 3 giugno, una raccomandata in cui l’amministrazione faceva sapere che la commissione esterna di garanti che ha il compito di valutare il quesito referendario non era ancora al completo.

Mentre i tempi di attesa si prolungavano però, la riforma sui servizi è andata avanti, vanificando di fatto la proposta dei genitori, che chiedevano di non esternalizzare delle strutture ora a gestione pubblica. Così, il 24 giugno, alla scadenza del bando di affidamento del servizio per il prossimo anno, i membri del comitato hanno esposto il loro disagio rispetto alle scelte del Comune, definendo un vero e proprio “boicottaggio” la mancanza di comunicazione delle ultime settimane. “A noi non interessa ormai chi vincerà il bando – ha spiegato Francesco Tassi, del comitato – La cosa grave è che il Comune che ha promosso il referendum come mezzo di democrazia, ha fatto di tutto per ostacolarci in questo percorso”.

In questo periodo infatti, senza la certezza di un’autorizzazione, i cittadini non hanno potuto proseguire la loro battaglia a salvaguardia degli istituti che verranno esternalizzati o cambieranno gestione. “La volontà dell’amministrazione è quella di fare arrivare i cittadini sempre dopo, a bando chiuso o a scelte già fatte che arrivano dall’alto” ha aggiunto Marilena Caramazza. Da settimane la riforma dei servizi educativi infiamma il dibattito cittadino e la politica della giunta Pizzarotti è stata aspramente criticata anche dalla minoranza, che sul tema ha inviato una segnalazione all’Autorità nazionale anticorruzione e presentato un esposto in Procura contro i dirigenti comunali che sono intervenuti nella vicenda.

Nel mirino delle famiglie però ci sono soprattutto le contraddizioni dei Cinque stelle, che a livello nazionale e anche a Parma hanno sempre promosso il referendum come strumento di democrazia e partecipazione dal basso, e che nel programma elettorale si dicevano contrari alle esternalizzazioni dei servizi. “Con il nostro quesito referendario volevamo ricordare al sindaco il programma elettorale del Movimento 5 stelle – hanno proseguito gli attivisti – E ricordare alla giunta di rispettare la loro volontà amministrativa, o almeno quella che avevano annunciato, mentre ci rendiamo conto che c’è la volontà di non considerare le possibilità di dialogo con i cittadini”.

A rispondere per la giunta è stata la vicesindaco Nicoletta Paci, che invece ha spiegato che i tempi di risposta sono “nella regola”. Il motivo della denunciata lentezza sarebbe dato proprio dalla commissione di garanti esterni inserita dalla giunta Cinque stelle: “Abbiamo voluto che a decidere sull’ammissibilità del referendum non fosse un organo politico, come in passato, ma una commissione esterna. Per questo, anche se ci siamo attivati immediatamente, occorrevano tempi tecnici per nominare i membri, come abbiamo comunicato al comitato entro i termini previsti. Ora si potrà procedere alla valutazione”.

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