Nove stipendi su 14 mai incassati. Non ci sono dubbi sullo stato di crisi del Garantista, il giornale di Piero Sansonetti che esce in edicola con un’edizione nazionale e una calabrese. Nei giorni scorsi, giornalisti, collaboratori, grafici e poligrafici hanno annunciato di ricorrere a un pacchetto di 10 giorni di sciopero. In un comunicato sindacale, infatti, i dipendenti del Garantista lamentano i 9 mancati stipendi “a un anno dalla prima uscita in edicola” a causa di una dissennata gestione economica dell’azienda” alla quale, a febbraio, sono andati anche incontro riducendo i compensi e “ovviando così – scrivono – agli errori di altri”.

Una riduzione che però “non ha sortito gli effetti sperati, anzi. Il presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa, Andrea Cuzzocrea, a chi si lamentava di vantare crediti per migliaia di euro ha risposto con un invito alle dimissioni”. L’imprenditore Cuzzocrea, che è anche presidente di Confindustria Calabria, aveva infatti risposto a una mail accorata di una collaboratrice senza stipendio stigmatizzando i “toni accusatori e minacciosi utilizzati” dalla giornalista non pagata. “Sono il sintomo – aveva affermato l’editore del Garantista in una mail inviata a tutte le redazioni – di un malessere curabile con facilità ricorrendo per esempio a delle dimissioni”.

Tornando allo sciopero annunciato, i redattori del giornale fanno cenno alla proposta avanzata da Sansonetti “di vincolare gli incassi delle vendite al pagamento degli stipendi”. E puntano il dito sempre contro l’editore Cuzzocrea: “Quel denaro è finito altrove insieme a quello delle pubblicità. Tutto nell’assenza di un qualsiasi piano industriale o editoriale per rilanciare il giornale. Il personale ha continuato a lavorare gratis, imbonito da proclami su una estenuante trattativa con una cordata di imprenditori che avrebbe dovuto rilevare la testata e che, invece, resta avvolta nel mistero”. “Da oggi, però – è l’annuncio dei dipendenti del Garantista – a tutela della propria dignità umana e professionale, il personale non potrà più garantire lo stesso prodotto”.

La situazione nelle redazioni è esasperata. I giornalisti e le loro famiglie non riescono a pagare le bollette del telefono, della luce e del gas. C’è chi non ha più neanche i soldi della benzina per recarsi in redazione dove, alle richieste di avere almeno un acconto dello stipendio, vengono tranquillizzati dall’editore con un “lunedì mattina vedo quello che posso fare. Ciao”.

Giornalisti ai quali sarebbe stato proposto di cedere il credito in modo da diventare editori di se stessi rinunciando agli stipendi arretrati. E intanto si ritrovano in mano il cud del 2014 con cifre “iperboliche mai percepite” sulle quali saranno “chiamati a pagare le tasse”. Una situazione esplosiva che evidenzia la crisi della stampa calabrese. Trascorsa la fase in cui i giornalisti venivano prima minacciati e poi licenziati perché non “allineati”, oggi in Calabria ci sono giornali che non pagano e costringono redattori e collaboratori a dimettersi.

Sulla crisi del Garantista è intervenuto anche il segretario regionale dell’Fnsi Carlo Parisi, facile profeta che prima ancora del debutto del quotidiano di Sansonetti, avvenuto il 18 giugno 2014, aveva espresso “serie riserve in materia di sostenibilità dell’impresa”. “A nulla – ricorda Parisi – è valso il contratto di solidarietà sottoscritto a febbraio per scongiurare il licenziamento collettivo di 23 lavoratori dichiarati in esubero su un organico di 57. I giornalisti hanno dovuto amaramente constatare che nulla è cambiato, soprattutto in tema di auspicato ingresso di nuove forze a sostegno economico dell’azienda”.
 In occasione della presentazione del Garantista, Sansonetti l’aveva definita “un’impresa folle e temeraria”. “Ci si è finalmente resi conto – conclude Parisi – che di folle e temeraria, purtroppo, il Garantista ha dimostrato di avere soprattutto la gestione. Quella di un’impresa gigantesca rispetto ai pur apprezzabili riscontri in edicola (con una media di circa 3500 copie in Calabria)”.

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