Una blacklist segreta della Russia contro 89 personalità politiche e militari europee stilata in risposta alle sanzioni occidentali per la crisi ucraina. Tornano a le tensioni tra Putin e l’Ue, dopo che alcuni politici tedeschi non sono riusciti ad ottenere il visto per entrare nel Paese. “La lista è ora stata messa a disposizione dalle autorità russe”, ha riferito un portavoce dell’Alto rappresentate Ue per la politica estera e di sicurezza Federica Mogherini, sottolineando che “non abbiamo altre informazioni sulle motivazioni legali, i criteri e il processo di questa decisione”. Inoltre, “consideriamo la misura totalmente arbitraria e ingiustificata, specialmente in assenza di chiarimenti e trasparenza”.

Nell’elenco, diffuso online dall’emittente finlandese Yle e la cui autenticità non è stata confermata da Mosca, compaiono tra gli altri i nomi del deputato tedesco Karl-Georg Wellmann e quelli di altri politici, tra i quali quello dell’europarlamentare dei Verdi Rebecca Harms, dell’ex primo ministro belga Guy Verhofstadt e dell’ex premier polacco Jerzy Buzek. Tra gli altri nomi, quello dell’ex vicepremier britannico Nick Clegg, del consigliere del governo tedesco Uwe Corsepius, dell’ex commissario europeo Stefan Fule, dell’intellettuale francese Bernard-Henri Levy, dell’europarlamentare dei Verdi Daniel Cohn-Bendit e di alcuni alti comandanti militari europei. La pattuglia più numerosa di indesiderati è polacca, con ben 17 responsabili politici. La lista “diminuisce ulteriormente la fiducia reciproca e compromette gli sforzi per un dialogo costruttivo per trovare una soluzione pacifica e duratura alla attuale crisi geopolitica”, ha commentato il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz che ha chiesto a Mosca di “assicurare la trasparenza delle sue decisioni in linea con le leggi internazionali e gli obblighi legali, consentendo agli individui presi a bersaglio il diritto di difesa e di appello”.

Particolarmente irritata Berlino, che si è ritrovata con sette politici tedeschi nella lista nera: “Non ritengo particolarmente intelligente emanare questi veti di ingresso”, ha detto il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, oggi nella città ucraina di Dnipropetrovsk. Non è certo questo il mezzo adeguato, ha proseguito, a “disinnescare un conflitto pericoloso nel cuore dell’Europa”. L’esecutivo di Angela Merkel è già entrato in contatto con Mosca e chiede trasparenza sui nomi delle persone messe all’indice. Sulla stessa linea anche Olanda, Belgio, Svezia. La lista “non è basata sul diritto internazionale, non è trasparente ed è per questo impossibile contestarla” davanti ad un tribunale, ha denunciato il premier dell’Aja Mark Rutte, aggiungendo che ne informerà Mosca “in termini non equivoci”.

 

 

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