“Sono il condannato impossibile”. Dal carcere di Mammagialla di Viterbo, parla Rudy Guede, il 29enne ivoriano condannato a 16 anni per concorso nell’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, massacrata la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre 2007 nella sua casa di Perugia. E’ lui, al momento, l’unico colpevole per quel delitto dopo che la Cassazione, il 27 marzo scorso, ha scagionato da ogni accusa gli ex fidanzatini Raffaele Sollecito e Amanda Knox.

Una decisione, quella della Suprema corte, nella quale Guede vede un’opportunità. “Sono complice di un omicidio senza colpevoli – dice a Repubblica – Voglio arrivare alla revisione del processo. Adesso, insieme avvocati, aspettiamo le motivazioni della sentenza della Cassazione: sono convinto che troveremo elementi utili per ribaltare il verdetto”. Un verdetto inflitto nel 2009 dalla Corte d’assise d’appello di Perugia e confermato in Cassazione, secondo il quale Guede ha violentato e ucciso Meredith in concorso con ignoti. Rimasti tali, visto che gli ermellini hanno confermato l’innocenza di Sollecito e della Knox. Per questo non si dà pace, dice. “Voglio sapere perché sono l’unico a pagare! Ditemi perché loro sono a casa, lei è diventata una star e in carcere ci sto solo io”. “In questa storia – continua – sono l’unico condannato, i giudici si convinceranno: non posso essere certo il complice di me stesso”.

La vita dietro le sbarre, comunque, sembra non dispiacergli: “Alla fin fine, qui non si sta neanche male”. “Mi sto laureando in Storia a Roma Tre, indirizzo cooperazione internazionale, mi manca solo un esame (…) mi piace studiare. So che non sarà facile, ma la riabilitazione mi consentirà di trovare un lavoro”. Anche se il sogno è un altro: “Voglio provare a tutti che non sono un mostro e farmi dimenticare“.

 

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