Trentamila euro per un bambino. Anziché seguire le normali procedure di adozione, una coppia della provincia di Messina, ma residente in Svizzera, aveva pagato in contanti questa somma ad alcuni pregiudicati della zona. I carabinieri della città dello stretto hanno scoperto la vicenda, nell’ambito dell’operazione che ha portato all’arresto di sei cittadini italiani e due romeni, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù.

Oltre alla coppia, sono in stato di fermo Vincenzo Nibali di Castell’Umberto, Franco Galati Rando e Aldo Galati Rando, entrambi di Tortorici e Vito Calianno. Gli investigatori hanno fermato anche la madre e il fratello del bambino, che oggi ha otto anni. Entrambi sono di origine rumena. L’indagine del Nucleo Investigativo è stata condotta tra la Sicilia, la Toscana, dove uno dei fermati poteva vantare solidi appoggi, e la Romania, dove era stato comprato il minore poi rivenduto alla famiglia messinese.

Sette anni fa la coppia, che non riusciva ad avere figli, aveva denunciato la nascita di un bambino mai esistito. Si sarebbe poi attivata per attribuire le generalità inventate a un bimbo individuato in Romania attraverso alcuni intermediari. I due coniugi si sarebbero quindi accordati con i familiari del bambino per una cifra di trentamila euro. La consegna del denaro sarebbe avvenuta il 17 gennaio scorso in una zona di campagna nei Nebrodi. Una settimana dopo i due coniugi, con la madre rumena ed il fratello maggiorenne del bambino venduto, partivano alla volta di Messina. Ma i carabinieri, che stavano già monitorando la vicenda, sono intervenuti prima della consegna del bimbo ai futuri genitori. Il piccolo è stato adesso affidato ad una comunità per minori di Messina e potrà essere adottato regolarmente.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Milano criminale: il killer di Quarto Oggiaro, il garage della ‘ndrangheta e i sequestratori di Alessandra Sgarella

prev
Articolo Successivo

Discariche abusive, M5S fa la mappa a Tagliacozzo: “Una ogni 5 km”

next