Se verrò condannato, sconterò la mia pena. Non ricorrerò in appello. E sono pronto a essere recidivo“. Così lo scrittore Erri De Luca ospite negli studi di Piazzapulita (La7) nell’intervista a Corrado Formigli. De Luca, rinviato a giudizio per istigazione a delinquere per alcune sue dichiarazioni contro la linea ferroviaria Tav in Val di Susa, ha scritto un pamphlet, “La parola contraria”, per difendere la sua posizione e il diritto di esprimere liberamente la sua opinione. Lo scrittore spiega il suo punto di vista e puntualizza: “Non credo di aver istigato al sabotaggio della Tav. Se così fosse stato, la pubblica accusa avrebbe dovuto fare i nomi di chi avrei istigato. E a commettere quali reati?”. E aggiunge: “La libertà di espressione finisce quando diffami o calunni qualcuno. E non è questo il mio caso. Il diritto di manifestare in Italia è in discussione, il mio caso ne è un esempio”. De Luca poi osserva: “L’informazione in Italia, come risulta agli atti, è asservita al potere. La nostra libertà di stampa dipende dal fatto che oggi i giornalisti non sono professionisti dell’informazione, ma, per la gran parte, impiegati di un’azienda. E’ una stampa ‘embedded’, intruppata nella versione ufficiale”

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