Si complica il percorso per il risanamento dell’Ilva attraverso l’amministrazione straordinaria. Mentre il siderurgico è praticamente fermo a causa della mancanza di materie prime e i tre commissari Piero GnudiCorrado Carrubba e Enrico Laghi si preparano, secondo indiscrezioni, a chiedere la cassa integrazione per oltre 5mila dipendenti, tecnici del Senato esprimono dubbi sull’adeguatezza delle risorse con cui secondo il governo, il siderurgico dovrebbe essere risanato. Non è detto infatti, scrive il servizio Bilancio nella nota preparata per le commissioni Ambiente e Industria di Palazzo Madama che stanno esaminando il decreto licenziato dal governo il 24 dicembre, che quei soldi siano davvero disponibili e lo rimangano nel tempo. Di conseguenza non è escluso che in futuro lo Stato debba metter mano al portafoglio e intervenire con risorse proprie. Come è noto da tempo, infatti, gli 1,2 miliardi di euro a cui fa riferimento il nuovo decreto Salva Ilva sono somme sequestrate alla famiglia Riva (azionista con il 90%) e per la maggior parte si trovano ancora in Svizzera. E Lugano, nonostante si tratti di capitali “scudati”, non intende farli rientrare in Italia fino a quando il processo ai Riva per frode fiscale, riciclaggio, intestazione fittizia e truffa ai danni dello Stato non arriverà a sentenza definitiva.

E’ per questo che i tecnici – sulla scia di rilievi identici espressi in audizione al Senato dal procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco e poi dalla Ragioneria generale dello Stato – affermano che “il versamento in contabilità speciale e il presumibile successivo utilizzo di somme sottoposte a sequestro penale potrebbe determinare in futuro la necessità di interventi finanziari pubblici qualora all’esito del processo penale il sequestro venisse anche solo parzialmente revocato“. D’altro canto, “soltanto con una sentenza definitiva di condanna e di confisca dei beni si potrebbe avere la disponibilità certa di tali somme”.

Non solo: secondo il servizio Bilancio le risorse destinate dal decreto Ilva al programma per la bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto sono “al momento difficilmente quantificabili“. Proseguendo, poi, si capisce che in realtà non si possono misurare neanche in modo “spannometrico”: “Al fine di provare la sostenibilità finanziaria del Programma”, si legge infatti, “andrebbero sia pure in misura approssimativa indicate le risorse che presumibilmente possono essere destinate allo scopo e gli interventi cui sono finalizzate, assicurando che gli oneri derivanti dall’attuazione del Programma saranno in linea con le risorse effettivamente disponibili”. In merito poi alla possibilità che il Cipe destini, nell’ambito della programmazione 2014-2020 del Fondo di sviluppo e coesione, risorse destinate a interventi di bonifica e riqualificazione dell’area di Taranto, “si segnala che le delibere Cipe non fanno esclusivo riferimento a Taranto ma alle aree sottoutilizzate in generale, per cui andrebbe chiarito anche se la disposizione fa riferimento alle risorse complessivamente disponibili seppure destinate ad altre aree o solo a quelle già finalizzate alla regione Puglia o all’area di Taranto”.

Intanto l’indotto del siderurgico continua a protestare e a incrociare le braccia chiedendo certezze sul pagamento dei propri crediti. E spunta una lettera inviata ai fornitori dal commissario Gnudi: nella missiva, a imprese appaltatrici e società che forniscono materie prime viene intimato di “dare esecuzione ai contratti pendenti“, ricordando “che l’eventuale interruzione o ritardata esecuzione delle prestazioni previste a Vostro carico dai suddetti contratti pendenti costituirebbe un grave inadempimento alle obbligazioni contrattuali da Voi assunte nei confronti di Ilva”.

Gnudi sottolinea che “il decreto ministeriale di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria (…) determina, a partire dalla data del Decreto stesso, e quindi dal 21 gennaio 2015, l’apertura del concorso dei creditori sul patrimonio dell’impresa, con la conseguenza che tutti i crediti sorti nei confronti di Ilva fino alla data del 20 gennaio 2015 compresa dovranno essere accertati secondo le forme e con le modalità del procedimento di accertamento del passivo”. Per questo i contratti in essere al 21 gennaio 2015 continuano “ad avere esecuzione senza soluzione di continuità” e i crediti “derivanti dalle prestazioni regolarmente rese a Ilva a partire dal 21 gennaio 2015 saranno soddisfatti dalla procedura di amministrazione straordinaria in ‘prededuzione‘”: in pratica quei pagamenti avranno la precedenza rispetto a quelli per prestazioni rese prima di quella data.

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