Una discarica in un’area archeologica protetta, con resti medievali, romani ed etruschi. Succede a Bracciano, Comune in provincia di Roma. “Nasce come abusiva negli anni ’80 – spiega Antonio Turri, presidente dell’associazione ‘I cittadini contro le mafie e la corruzione‘ – e poi in nome dell’emergenza viene regolarizzata. Nonostante i pareri contrari della Soprintendenza, la discarica è stata utilizzata dai Comuni vicini fino a circa un anno fa e nel 2004 c’è stata anche una fuoriuscita di milioni di litri di percolato, provocando un danno ambientale ingente”. Nel gennaio scorso la discarica è stata finalmente chiusa e la Bracciano Ambiente, la società che la gestisce, ha presentato un progetto industriale per la riapertura. “La Regione – prosegue Turri – ha approvato il prospetto presentato, ma il Mibac si è opposto. Ma, poi, lo scorso 8 agosto il governo Renzi ha comunque dato il via libera definitivo al progetto che prevede anche la costruzione di un impianto di Trattamento meccanico-biologico (Tmb). Intanto – sottolinea Turri – i cittadini che vogliono costruire in quest’area devono continuare a chiedere permessi su permessi, proprio perché siamo in un’area protetta”. Una riapertura e un ampliamento, quello della discarica, che ha spinto associazioni e comitati a presentare un ricorso al Tar: c’è tempo fino al 15 novembre per depositarlo. Ed è già iniziata la raccolta dei soldi: sono stati versati già 8.000 euro, ma l’operazione supera i 20.000 euro di Luca Teolato

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