Il 13 dicembre 1981 decretò lo stato di guerra in Polonia contro il sindacato Solidarnosc di Lech Walesa e dopo la svolta democratica del paese nel 1989 fu il primo presidente (dal 1989 al 1990). E’ morto oggi a Varsavia a 90 anni il generale Wojciech Jaruzelski. Da anni aveva un linfoma e alcuni giorni fa aveva avuto un ictus. La notizia del decesso del generale è stata data dall’ex presidente Aleksandr Kwasniewski, citato dall’agenzia Pap.

Ritiratosi dalla politica e pensionato dalle forze armate dal 1991, Jaruzelski fu l’uomo che nel 1981 impose lo stato d’emergenza e la legge marziale, con conseguente repressione, durante il braccio di ferro con il sindacato Solidarnosc. Lui ha sempre giustificato quella mossa come il male minore, l’unica che allora potesse salvare la Polonia da un’invasione sovietica: un merito che i suoi oppositori, a cominciare da Walesa, gli hanno poi riconosciuto. Fu lo stesso Jaruzelski a intavolare i negoziati con Solidarnosc, la cosiddetta “Tavola Rotonda”, che portò a un graduale passaggio alla democrazia. Eletto poi presidente, formò un governo di transizione guidato da Solidarnosc, il cui leader, Walesa, fu eletto presidente dopo di lui, nel 1990. Ciò nonostante nel 2006, ai tempi in cui in Polonia erano al potere i fratelli Kaczynski, l’Istituto nazionale per la Memoria, istituita per indagare e ricostruire sui crimini dell’era comunista, lo incriminò per la repressione nel periodo della legge marziale (1981-89).

Jaruzelsky combattè nella seconda guerra mondiale in un’unità polacca dell’esercito sovietico. Dopo la guerra divenne il commissario politico delle forze armate polacche. Era ministro della difesa nel 1968, quando i carri armati sovietici entrarono in Cecoslovacchia, un’operazione a cui presero parte anche militari polacchi.

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