“Abbiamo una banca!”: con questo spot il collettivo RiMake annuncia l’ultima occupazione milanese. Lo sgombero del giugno scorso del cinema Maestoso di corso Lodi, altro spazio occupato da RiMake, non ha scoraggiato gli attivisti. Il nuovo stabile “restituito alla cittadinanza” è l’ex Banca del Lavoro di via Astesani, nella periferia settentrionale di Milano. Un edificio di migliaia di metri quadri chiuso da dieci anni, abbandonato a se stesso a seguito di una speculazione finanziaria e situato in un luogo strategico della città: si trova all’uscita della metropolitana Affori, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici.

I residenti vivevano male la presenza di un edificio vuoto e inutilizzato, destinato al degrado urbano. L’intenzione di RiMake è quella di riaprire l’edificio alla cittadinanza in chiave sociale, crando qui un centro aggregativo per affrontare le necessità, anche primarie, del quartiere. “RiMake”, così è stata ribattezzata la Banca del Lavoro traendo spunto dal nome del collettivo, sarà infatti il nuovo spazio di mutuo soccorso di Milano: “Si tratta di un’occupazione di lunga durata. Il tentativo è quello di costruire un luogo di autogestione e riappropriazione che provi a far dialogare collettivi diversi presenti in città e nel resto d’Italia”, spiega Piero Maestri, attivista RiMake residente in zona 9 ed ex consigliere provinciale.

Lui questo quartiere lo conosce bene, come anche la storia della Banca del Lavoro di via Astesani: “Lo stabile era di proprietà di una finanziaria, poi ceduto ad un’immobiliare, infine rigirato ad un’altra società, e il fine ultimo di questo circolo speculativo è stata la chiusura: è talmente grande che la stessa compagnia bancaria ha preferito trasferirsi in un edificio presente sulla via di fronte e lasciarlo vuoto e abbandonato per dieci anni. Tutto questo accade nella Milano dell’Expo 2015, quotidianamente trasformata e devastata senza che i cittadini siano interpellati”.

Il collettivo RiMake è uno dei nodi della rete Communia presente in tutta Italia che comprende diverse realtà di autogestione e riappropriazione di spazi pubblici e privati: fanno parte della stessa rete la RiMaflow, fabbrica recuperata di Trezzano sul Naviglio dagli operai a cui era stato tolto il lavoro e che oggi si sono costutuiti cooperativa, e il liceo Socrate occupato dai migranti di Bari autogestito da studenti e precari che in questi giorni lottano per ottenere i permessi necessari a ristrutturare legalemente il plesso scolastico.

Qualche settimana fa a Milano il Consiglio comunale del sindaco Giuliano Pisapia ha approvato il nuovo regolamento urbanistico che prevede forme di recupero ad uso sociale degli edifici abbandonati e degradati. 

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