Con la mezzanotte la Lettonia non saluterà solo il nuovo anno, ma anche la nuova moneta. Il Paese baltico, entrato nell’Unione Europea nel 2004, farà il suo ingresso nell’euro e dirà addio al Lat, la valuta entrata in vigore nel 1991 con l’indipendenza dall’Unione Sovietica. Ma la svolta di Riga non sembra essere approvata da buona parte dei cittadini: secondo le ultime rilevazioni, il 58% dei lettoni è contrario all’adozione della moneta unica e solo il 20% si dichiara “fortemente sostenitore” dell’euro.

Forti di questa diffusa contrarietà al passaggio alla nuova valuta, nel 2012 alcuni movimenti filo-russi e il maggior partito nazionalista del Paese avevano esercitato pressioni perché fosse indetto una referendum sull’euro. Pressioni che non hanno sortito alcun effetto sul Capo dello Stato, Andris Berzins, secondo il quale i cittadini, votando per l’ingresso nell’Ue nel lontano 2003, avevano già espresso la loro opinione sulla moneta unica. Oltre alla paura di perdere l’identità nazionale, il principale timore dei lettoni è di assistere ad un innalzamento incontrollato dei prezzi e del costo della vita. Le autorità hanno promesso un’attenta vigilanza e hanno obbligato i commercianti a esporre il prezzo in entrambe le valute già da ottobre, ma il fatto che non siano previste sanzioni per chi alzerà i prezzi spinge molti lettoni ad essere tutt’altro che ottimisti, anche considerando che secondo alcune indagini già il 30% degli esercizi commerciali ha già cominciato ad attuare una politica di aumento dei prezzi.

Logica conseguenza di questo timore, la paura dei lettoni di ritrovarsi più poveri: il Paese è il terzo in Europa per numero di cittadini “a rischio povertà”. Eppure l’economia lettone non è preda di una forte recessione, anzi è nel bel mezzo di un boom economico trainato per lo più dal settore edilizio. Una situazione impensabile nel 2008, quando una devastante crisi economica fece precipitare il Pil lettone di oltre il 20% costringendo Riga a chiedere un prestito di 8 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale. I dati odierni mostrano un Paese in salute, con una crescita economica vicina al 6%, inflazione nei parametri europei e una disoccupazione dimezzata.

Il problema è che la distribuzione della ricchezza è fortemente disuguale. A beneficiare del boom è soprattutto chi ha già una grossa disponibilità economica, in particolar modo i russi, i quali stanno sfruttando la legislazione che prevede la concessione del permesso di soggiorno lettone. Questa normativa, che ha fatto entrare più di un miliardo di euro nelle casse statali, ha fatto sì che i nuovi imprenditori investano, soprattutto nel settore edile, ritirino il permesso di soggiorno e lo usino per raggiungere l’Europa occidentale: al Paese rimane solo un mercato immobiliare drogato, con i prezzi delle case che lievitano e diventano inarrivabili per la classe media lettone.

Ma nonostante le perplessità della popolazioni, le autorità europee accolgono con favore l’ingresso del diciottesimo Paese della zona euro. Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, parla di “un evento importante, non solo per la Lettonia, ma per la zona euro stessa, che rimane stabile, attraente e aperta a nuovi membri”.  E aggiunge: “Per la Lettonia, è il risultato degli sforzi notevoli e la determinazione incrollabile delle autorità e del popolo lettone”. Gli fa eco Olli Rehn, commissario Ue agli Affari economici e monetari: “Voglio dare un benvenuto molto caloroso alla Lettonia nell’euro, gli sforzi hanno pagato e forte ripresa economica del Paese offre un chiaro messaggio di incoraggiamento ad altre capitali europee che devono proseguire con un adeguamento economico difficile”.

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