Emma Bonino rivendica la necessità di un “ritorno allo Stato di diritto” e alla “riforma di una giustizia malata”. Il ministro degli Esteri, ai microfoni della trasmissione Virus su RaiDue, annuncia quindi che a Natale si terrà a Roma, con partenza da piazza San Pietro, ”una grande marcia per l’amnistia e la giustizia giusta”. Bonino ha inoltre ricordato che ”la riforma della giustizia è la vera riforma strutturale di cui l’Italia ha bisogno per sbrogliare tutte le altre matasse”, ma ha invitato a “smettere di parlare delle vicende di Berlusconi” e affrontare, invece, la questione vera dei “9 milioni di processi pendenti” e dei “10 anni che ci vogliono per ogni processo”. “Sulle cose giuste non bisogna mollare mai” ha detto Bonino, ricordando la battaglia radicale per la moratoria sulla pena di morte è cominciata nel 1994 e si è conclusa con una vittoria nel 2007. Così come ci sono voluti 15 anni per ottenere il divorzio.

Il ministro, poi, ribadisce l’impegno della Farnesina e del governo per “i 3.120 italiani” che languono, “innocenti o colpevoli” nelle carceri di altri Paesi in giro per il mondo. Rivolgendosi alle loro famiglie, il ministro ha ricordato che non ci sono solo i marò in India o i tifosi laziali fermati in Polonia, ma anche centinaia di altri casi, talora in Paesi difficili visto che “la malagiustizia non esiste solo in Italia”. I familiari – ha concluso- “devono sapere che li seguiamo con grandissimo impegno, magari silenzioso”. Il ministro ha poi rassicurato circa la possibile condanna a morte dei marò. “Mi sento di non avere questo tipo di preoccupazione”, ha detto. Bonino ha notato che un tale epilogo è già stato “escluso dal governo” indiano. “Mi preoccupa invece la possibile politicizzazione del caso”, ha aggiunto. Poi, alla domanda se i due marò sono innocenti, ha replicato: “Tutti sono innocenti fino a quando non venga provata la loro colpevolezza”. Bonino é poi tornata ad assicurare che il governo e la Farnesina si occupano del caso dei marò “a tempo pieno”, con l’aiuto dei “migliori penalisti” e con contatti continui a livello “politico e diplomatico, oltre che giudiziario”. “Sono fiduciosa che li riporteremo a casa”, ha aggiunto, sottolineando tuttavia che ci vuole tempo, “molta determinazione e costanza”. 

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