Il 5 giugno 2013 i giudici della corte d’Assise di Roma assolsero poliziotti e infermieri coinvolti nel caso di Stefano Cucchi e condannarono i medici con pena sospesa. Per i giudici il giovane, arrestato il 15 ottobre 2009 per possesso di droga e deceduto dopo una settimana in ospedale (oggi cade quarto +anniversario), morì “per malnutrizione”. Ora in vista dell’appello è stata raggiunto un accordo raggiunto. L’ospedale ‘Sandro Pertini’ di Roma, struttura sanitaria nella quale il giovane fu ricoverato, risarcirà la famiglia.

L’intesa è stata formalizzata dall’avvocato Fabio Anselmo per conto della famiglia Cucchi con i legali del nosocomio capitolino. Grande riserbo sulle cifre in ballo, anche perché devono essere definiti gli ultimi dettagli. Secondo quanto si è appreso, domani o al massimo fra due giorni, saranno apposte le ultime firme. Il risarcimento del danno alla famiglia del geometra romano porterà a una sorta di “contrazione” degli atti d’appello. Non ci sarà più la parte civile nei confronti dei medici (gli unici condannati, cinque su sei per omicidio colposo), mentre la famiglia Cucchi (padre, madre, sorella e nipoti) appellerà la parte della sentenza con la quale la III Corte d’assise di Roma assolse gli agenti della polizia penitenziaria.

Secondo l’accusa, Stefano Cucchi era stato pestato nelle celle di sicurezza della Città giudiziaria di Roma (dove si trovava in attesa dell’udienza di convalida del suo arresto ) e i medici lo avevano abbandonato a se stesso. Nelle motivazioni i giudici avevano affermato contestualmente che non potevano essere condivise le tesi delle difese, secondo le quali il giovane sarebbe stato condotto alla morte da un’improvvisa crisi cardiaca, ma nemmeno le conclusioni dei consulenti delle parti civili, secondo cui il decesso si sarebbe verificato per le lesioni vertebrali 

La Corte si era anche soffermata sulla posizione dei carabinieri che si occuparono di Cucchi dopo il suo arresto. In proposito scrivono i giudici: “E’ legittimo il dubbio che Cucchi, arrestato con gli occhi lividi (perché magro e tossicodipendente) e che lamentava di avere dolore, fosse stato già malmenato dai carabinieri prima ancora del suo arrivo in tribunale”. 

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Cosche al nord, durante il processo minacce e intimidazioni al pm antimafia

next
Articolo Successivo

‘Ndrangheta, prima condanna a Roma: 190 anni ai membri del clan Gallace

next