Come mi capita spesso quando sono in Italia compro una pila di giornali e mi diverto a leggere tra le pieghe della carta stampata. Dopo aver passato una bella serata a Mestre a discutere con 150 ragazzi di disuguaglianza e dei problemi legati alla legge di stabilità proposta dal governo, mi capita fra le mani Repubblica e l’editoriale domenicale di Eugenio Scalfari. Penso che molti di voi, così come me, leggano questi editoriali sempre più di rado. Quello di questa settimana mi ha particolarmente infastidito per il moralismo stantio e per la totale assenza di argomentazioni logiche a supporto della tesi di fondo dell’articolo.

Scalfari non ha bisogno di introduzione, è una delle firme storiche del giornalismo italiano, collaborazioni e scritti per oltre sessant’anni, campagne meritorie e 89 anni compiuti ad aprile. Le argomentazioni del suo articolo, sono praticamente le stesse addotte dal nostro presidente della Repubblica (88 anni lo scorso giugno) per giustificare la necessità protratta di un governo dalla strana composizione. Provo a riassumere punto per punto l’editoriale di Scalfari:

  • troppe persone in Italia considerano proposte irresponsabili come riforme coraggiose. Così facendo dimenticano l’esistenza di diritti e doveri all’interno di una società, e cosa ancor più grave la lezione dei padri nobili della Repubblica. E qui carrellata di grandi nomi. Da Giuseppe Mazzini agli eroi del risorgimento, dalla spedizione di Sapri alle imprese di Garibaldi.

  • L’Italia è una costola dell’Europa (unica considerazione sensata dell’articolo).

  • Chi dice che l’Italia e la sua economia stanno morendo diffondono nella società ‘rumors’, pettegolezzi esagerati. Addirittura, esisterebbe un circuito mediatico che amplificherebbe ad arte questi rumors, per sensazionalismo e bieco interesse.

  • L’immancabile chiusura sull’interdizione di Berlusconi (che anche Di Pietro a questo punto dell’articolo si sarebbe chiesto, ma che ci azzecca con il coraggio del fare che diventa incoscienza?).

Finalmente dopo questo tour de force di argomentazioni varie, eventuali e non collegate fra loro, Eugenio Scalfari ci svela il senso del suo lungo editoriale. Quelli che criticano, quelli che sembrano coraggiosi perché vogliono cambiare, hanno in realtà un solo obiettivo: far cadere questo governo per minare la stabilità del paese. A questa categoria, appartengono magistrati, giornalisti faziosi e politici che bramano per rimpiazzare quelli attuali. Visto che faccio parte anche io della non precisata categoria dei critici delle misure intraprese da questo governo, vorrei porgere qualche domanda a Scalfari, dato che, nel suo editoriale, si trova en passant anche a parlare di equità.

L’abolizione dell’Imu e l’introduzione delle nuove tasse su proprietari e inquilini avrà un effetto progressivo o regressivo? Cioè colpirà di più i ceti abbienti o i poveri?

L’aumento dell’Iva al 22% sfavorirà di più i ricchi o i poveri?

Perché questo governo (sempre che la Corte costituzionale lo permetta) non tassa tutte le pensioni superiori ai 2.500 euro (elargite sulla base di un sistema retributivo iniquo), per creare un sussidio universale contro la disoccupazione ed una batteria seria di politiche attive per sostenere lavoratori ed imprese?

Perché si allocano solo le briciole per abbassare Irpef e Irap e non si accresce la tassazione sul patrimonio per ridurre seriamente il costo del lavoro?

Perché dovremmo accettare passivamente la dismissione di 1,5 miliardi di euro di patrimonio pubblico per ripagare gli interessi sul debito?

Perché non si attua un processo serio di redistribuzione della ricchezza e del reddito in un paese sempre più diseguale?

Quando i richiami retorici e i discorsi sui massimi sistemi lasceranno il passo nei suoi editoriali ad analisi precise e stringenti sulla matrice regressiva degli interventi di questo governo?

Insomma quando la si smetterà di chiamare irresponsabile chi vuole re-distribuire più equamente fra tutte le generazioni e categorie sociali i costi del disastro che ci troviamo ad affrontare?

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